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“Dopo lo stop imposto dalla pandemia ripartono i progetti di riqualificazione dei nostri quartieri”

“Dopo lo stop imposto dalla pandemia ripartono i progetti di riqualificazione dei nostri quartieri”

Intervista all’assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran

Come sarà Milano post Covid? Ce lo spiega Pierfrancesco Maran, assessore all’urbanistica del Comune di Milano.

Prima della pandemia, Milano era una delle città europee più effervescenti e in grande trasformazione. Cosa ne sarà di quei tanti progetti urbanistici in fase di realizzazione o prossimi all’avvio?

Innanzitutto un dato molto significativo: nonostante la pandemia i grandi progetti per la Milano del 2030 non si sono fermati. Gli investitori hanno ancora molta fiducia nella nostra città. Il virus ha messo a dura prova tutte le metropoli del mondo e Milano è stata una delle prime in Europa ad adottare una strategia di ripensamento dei ritmi di vita e dello spazio pubblico. Dalle piste ciclabili alla rigenerazione delle piazze, abbiamo accelerato un processo già in atto prima dell’emergenza sanitaria per rendere ogni quartiere più inclusivo e vivibile: la città in cui ognuno possa trovare servizi, verde e spazi pubblici di qualità a 15 minuti da casa non è inconciliabile con la metropoli dei grandi progetti urbanistici che stiamo realizzando. Se guardiamo alla Milano 2030 pensiamo ai nuovi quartieri che nasceranno, primi tra tutti quelli all’interno degli scali Ferroviari, e al tempo stesso alle caratteristiche che avranno: case a prezzi accessibili, un sistema di mobilità sostenibili, parchi e piazze, servizi. Saranno anche questi nuovi quartieri della città policentrica.

Veniamo alla nostra zona e agli scali ferroviari. Come procedono gli iter amministrativi? A quando le cantierizzazioni? Quali trasformazioni, come quelle allo Scalo Greco, rientrano fra quelle elaborate con la procedura pubblica Reinventing Cities?

Allo scalo Greco sono partiti nelle scorse settimane i lavori per la rimozione dei binari e delle strutture superficiali non più in utilizzo. Sono interventi propedeutici alla realizzazione del progetto L’innesto, selezionato nell’ambito del “Reinventing Cities”, il bando internazionale cui Milano ha partecipato insieme ad altre grandi città che prevede l’alienazione di siti dismessi da destinare a progetti di rigenerazione ambientale e urbana. A Greco verrà realizzato il primo quartiere di housing sociale a zero emissioni in Italia: l’area ospiterà un parco su oltre il 60% dell’intera superficie, 400 alloggi di housing sociale e circa 300 posti letto per studenti, per un totale di circa 1.500 nuovi residenti. Il progetto contiamo che parta entro l’anno. Nelle prossime settimane scopriremo anche il progetto vincitore della seconda edizione di Reinven-ting Cities relativamente al Nodo Bovisa. Si tratta di una delle aree strategiche di Milano 2030 disciplinate dal Piano di Governo del Territorio attraverso norme specifiche che ne incentivano la rigenerazione. Reinventare il Nodo sarà l’occasione per fare da cerniera tra gli ambiti separati dai binari, ricucire il quartiere e integrare la stazione quale porta di accesso a un sistema di funzioni urbane strategiche. La rigenerazione del Nodo si integrerà infatti con il progetto previsto nell’area Bovisa-Goccia insieme al Politecnico, dove il campus si amplierà nell’ambito di un parco di oltre 200mila mq.

Poi c’è la riqualificazione della ex Manifattura Tabacchi e della ex Caserma Mameli, da troppi anni aree abbandonate: possiamo ipotizzare un cronoprogramma dei lavori?

Sono in corso i lavori per trasformare, entro il 2022, la ex Manifattura Tabacchi in Rsa per anziani parzialmente autosufficienti, un progetto importante che porta servizi dedicati alle persone più fragili. Per quanto riguarda la caserma Mameli, abbiamo finalmente approvato il Piano Attuativo che porterà alla nascita di un grande parco urbano, nuovi appartamenti in edilizia residenziale sociale e servizi per il quartiere. Le Casermette storiche saranno inoltre mantenute e destinate ad attività aggregative. Contiamo che i lavori partano il prossimo anno.

Di grande valenza il ridisegno di molte piazze. Dopo una prima fase, cosiddetta di urbanistica tattica, adesso si passa alla trasformazione definitiva. Ci spieghi la filosofia di queste riqualificazioni e ci presenti le piazze che hanno cambiato o cambieranno volto.

Negli ultimi 10 anni la rigenerazione delle piazze è diventata una strategia chiave della valorizzazione dello spazio pubblico nei quartieri. Da un lato abbiamo realizzato tanti interventi strutturali. In Municipio 9 ad esempio piazzale Archinto, che è diventata bellissima, o a piazza Schiavone, dove stanno terminando i lavori che renderanno l’area più verde e vivibile. Dall’altro, dal 2018 ad oggi, siamo intervenuti con sperimentazioni di urbanistica tattica: con l’utilizzo di semplici panchine, tavoli da ping pong, fioriere e rastrelliere abbiamo creato nuovi spazi di socialità restituendo ai cittadini aree prive di identità e decoro e rendendo le strade più sicure per i bambini. Tra i primi interventi di Piazze Aperte abbiamo avuto Dergano, Gasparri e Belloveso. I progetti di urbanistica tattica ci consentono di capire come il cambiamento interagisce all’interno del quartiere ed eventualmente apportare le modifiche necessarie per rendere questo cambiamento ancora più efficace. In Dergano siamo così già partiti con i lavori per la sistemazione definitiva e al più presto lo faremo anche in Belloveso.

E veniamo al “pasticcio” di Regione Lombardia sul tema degli immobili abbandonati. Ci spieghi la disputa Comune-Regione e perché impatta pesantemente sul futuro della città.

Milano nel Piano di Governo del Territorio aveva approvato una norma per cui se uno ha un palazzo abbandonato o lo recupera entro 18 mesi o lo demolisce salvando i propri diritti edificatori. Altrimenti perde buona parte dei diritti edificatori svalutando il bene. Stava funzionando, molti proprietari di immobili abbandonati stavano avviando le demolizioni. Anche al Municipio 9 pensate per quanti anni il palazzone di P.le Lugano ha dominato il paesaggio dal cavalcavia Bacula. Ma subito dopo la Regione ha fatto una legge che non solo annulla la norma comunale, ma regala addirittura un premio del 25% di volumi a chi ha immobili abbandonati, peraltro non prevedendo alcun obbligo ad agire per i prossimi 5 anni. Era una norma per noi inaccettabile che abbiamo contrastato anche legalmente, tanto è vero che il Tar ci ha dato pienamente ragione sugli aspetti di possibile incostituzionalità, che ora dovrà verificare la Corte Costituzionale. Il mio auspicio è che la legge Regionale venga modificata prima della sentenza del Tar, per affrontare davvero un tema che non dovrebbe essere di interesse solo del Comune, mio o di Beppe Sala, ma di tutta la politica: Milano deve porre fine a situazioni di abbandono che causano degrado nei quartieri.

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