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“Il controllore troppo buono”, un racconto di Silvia Vercesi Ok al Premio Letterario “Scrittori sotto riflettori-2020”

“Il controllore troppo buono”, un racconto di Silvia Vercesi Ok al Premio Letterario “Scrittori sotto riflettori-2020”

ASilvia Vercesi, una Menzione d’Onore con titolo di Eccellenza al Premio Letterario Internazionale “Scrittori sotto riflettori-2020” per il racconto “Il controllore troppo buono”. Silvia ha scritto una serie di racconti ma ama anche scrivere poesie e filastrocche che sono state pubblicate in antologie o sui siti web o blog. In passato ha collaborato alla realizzazione delle fanzine “Chine Nove”, “Ritagli Metropolitani” e “Mistery”, come sceneggiatrice e anche come disegnatrice. Ha collaborato in passato con “Zona Nove”, occupandosi di fatti di cronaca di interesse locale. È anche co-autrice del libro illustrato per bambini “La bottiglia diventa un cigno – manuale del piccolo riciclatore”. Il racconto breve premiato con la Menzione d’Onore, parla di una storia vera tramandata dal nonno materno dell’autrice, il quale lavorava all’Atm e al quale piaceva raccontare spesso aneddoti di esperienze da lui vissute in prima persona. Silvia ha scritto diversi racconti ispirandosi alle storie ascoltate dal nonno e questa in particolare colpisce per il sentimento di bontà e di solidarietà che coinvolge i protagonisti, facendo risaltare l’umanità dei personaggi.

Il controllore troppo buono  – Silvia Vercesi

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, avevo trovato un posto di lavoro presso l’ATM di Milano. In quel periodo facevo il controllore, anche se devo ammettere di non avere mai avuto il cipiglio adatto: fare il cerbero inflessibile non è mai stato nelle mie corde. Quel giorno mi assegnarono il turno, insieme al collega Arrigoni, sulla linea 83, che da Milano porta fino a Bresso. Il tram è semivuoto e passiamo tra i passeggeri per il controllo. “Biglietti!” Tutti ci mostrano i documenti di viaggio… a parte un signore che cerca di farsi piccolo piccolo, quasi a volersi mimetizzare, ma che puntualmente raggiungiamo. “Biglietti!” “Ehm… ho l’abbonamento… ma l’ho scordato a casa…“ “Niente storie!” fa Arrigoni, tutto compreso nel suo ruolo. ”Se non ha con sé il documento, sono 85 lire di multa!”. “La prego, non può chiudere un occhio? Le dico che ho l’abbonamento a casa!”. Guardo questo signore, non è ben messo, è magro, un po’ emaciato, mal vestito con abiti rattoppati più e più volte, anche se comunque puliti. “Se ti dice che c’è l’ha…”, faccio io. “Ma andiamo… tu ci credi?… Facciamo così: dove abita? Veniamo a casa sua e così ci può mostrare l’abbonamento…”. “A Bresso…”. “Bene la seguiamo”. Saltiamo giù dal tram tutti e tre… il malcapitato ci fa strada, percorriamo un vialone che un po’ alla volta si inoltra in aperta campagna, non una campagna bucolica purtroppo, ma costellata di orti con annesse baracche e capanni, che però scopriamo abbastanza presto, non essere dedicate solo al ricovero degli attrezzi o per qualche animale da cortile, ma anche per ospitare intere famiglie. Il percorso asfaltato ad un certo punto finisce e ci incamminiamo in un tratto di strada bianca. Il nostro uomo ha un passo piuttosto veloce ma io riesco comunque a stargli dietro abbastanza facilmente, un po’ meno Arrigoni che, decisamente sovrappeso, arranca con affanno. Arriviamo nei pressi di una baracca malmessa arrangiata con pezzi di lamiera, assi di legno, drappi e macerie; davanti alcuni bambini mal vestiti giocano nel fango rincorrendo alcune galline starnazzanti. “Papà!”. I piccoli si precipitano dal padre. ”Sei tornato!”. Adesso dovrei chiedere dell’abbonamento, ma non ho proprio cuore, proprio non ce la faccio, non riesco a rimanere impassibile, tutta quella miseria mi stordisce. E così sono io che allungo 50 lire. “Tenga, lasci stare per l’abbonamento, lo consideri un omaggio per i suoi bambini”. Il piccolo uomo non proferisce parola, ma leggo senza alcun dubbio nel suo sguardo stupore e riconoscenza. Ritorno verso Arrigoni e non so bene come, lo convinco a desistere e a tornare verso l’area urbana. So che sto rischiando, anche perché il mio collega, non per niente è soprannominato “Il Trombadoro”… speriamo, che con la sua linguaccia, non mi crei problemi in azienda. Dopo un paio di giorni, ecco lo sapevo, vengo convocato dal gran capo…“Malvicini, mi hanno detto che lei, non solo non ha elevato la contravvenzione come avrebbe dovuto, ma ha pure dato dei soldi al trasgressore!” “Ehm..” bofonchio qualcosa mentre vedo che l’espressione del boss da severa cambia addolcendosi; da sottecchi intravedo ora uno sguardo complice: “Quanto ha dato?”. “Cinquanta lire” faccio io. “Tenga 25 lire, facciamo a metà!…”. Presi il contante e tirai un sospiro di sollievo… avevo rischiato grosso, ma fortunatamente la solidarietà non era appannaggio di pochi e realizzai, quasi con sorpresa, che un buon lavoratore non sempre è un lavoratore buono… P.S: Non rimasi per molto a fare il controllore, nel giro di pochi mesi mi misero a lavorare nella sala controllo della nuova linea metropolitana e devo dire che questo nuovo incarico fu sicuramente più sodisfacente certamente per me, ma anche per l’azienda!

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