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“Pensare al futuro significa porre al centro della politica l’ambiente, il lavoro, la lotta alle diseguaglianze e alle ingiustizie”

“Pensare al futuro significa porre al centro della politica l’ambiente, il lavoro, la lotta alle diseguaglianze e alle ingiustizie”

Nel suo discorso di insediamento del nuovo Governo il Presidente Mario Draghi ha saputo trasmettere con sobrietà tanta forza e tanta passione. Ha restituito senso e dignità all’espressione “responsabilità nazionale”, che non è una fuga dalla politica, né uno slogan vuoto. È l’idea che riporta la politica alla sua giusta dimensione, quella di servizio al Paese e ai cittadini. Ha fatto bene il Presidente Draghi a sottolineare la necessità prioritaria di ridare credibilità e fiducia alle e nelle Istruzioni. Questa non è una priorità solo oggi in emergenza ma è una grande questione democratica. Rimettiamoci tutti a cercare soluzioni ai problemi, a lavorare per risolverli non per agitarli. Rinun-ciamo alle campagne elettorali permanenti che hanno tanto pesato negativamente sulle Istituzioni e che hanno anche alimentato sfiducia e distanza dai cittadini. Il nostro sostegno e il nostro contributo per ricostruire il Paese non mancheranno e faremo la nostra parte, convinti che oggi non serva governare pensando solo al contingente e all’emergenza ma serva quella tensione verso il futuro a cui il Presiden-te Draghi ci ha richiamato. Serve orientare le decisioni, guardando al futuro, alle prossime generazioni, sapendo che sarebbe un errore gravissimo auspicare che, finita la pandemia, tutto possa o debba ritornare come prima. È giusto ricordarcelo e trarne le conseguenze. Pensare al futuro significa mettere al centro l’ambiente, la green economy, la lotta alle diseguaglianze e la digitalizzazione. Le cose su cui serve più discontinuità se si vuole difendere la qualità della vita e del pianeta. Sono i temi, insieme al lavoro, che considero centrali, su cui orientare i consistenti investimenti pubblici che l’Europa ci consentirà di fare coi 209 miliardi del Recovery Plan. Ancora Draghi ha sottolineato come ci siano due fattori decisivi per la ripartenza anche economica del Paese; due handicap che dobbiamo superare mettendo in campo risorse e riforme: la giustizia e la lotta alle mafie e alla corruzione. Serve accelerare i procedimenti della giustizia civile e smaltire gli arretrati, avvalendosi degli investimenti previsti nella Legge di Bilancio e nel Recovery Plan per le assunzioni e per la digitalizzazione. Ma il Ministro Cartabia, neo ministro della giustizia, avrà di fronte altre due significative questioni non rinviabili: la riforma del processo penale e la riforma delle carceri. Il tema non è soprattutto la prescrizione e tanto meno una discussione ideologica su questo. Non è pensabile che si possa prevedere che un processo possa non finire mai, né è accettabile che i processi non arrivino a sentenza. Il tema, per noi, è riformare il processo, prevedere tempi certi per le diverse fasi, responsabilizzare i magistrati, investire sulla giustizia riparativa ed i patteggiamenti. Si può fare e fare in fretta. E allora anche la questione della prescrizione assumerebbe un’altra dimensione. Il Presidente Draghi ha anche sottolineato la necessità di restituire sicurezza e legalità al Sud e combattere la corruzione. Purtroppo le mafie non sono solo un problema del sud ma sono un cancro nazionale e internazionale che va combattuto in quella dimensione: serve investire sulle banche dati, serve diffondere le migliori pratiche per controllare i flussi di denaro, gli appalti ed impedire le infiltrazioni mafiose, cosa che il Ministro Lamorgese ha cominciato a fare. E serve qualificare la Pubblica Amministrazione e le centrali appaltanti per evitare che si riproponga l’assurda scelta che contrappone legalità ed efficienza. L’idea, che qualcuno continua a sostenere, per cui per fare le opere bisogna togliere regole e controlli è inaccettabile. La pandemia non è finita e le priorità restano la salute e il piano vaccinale e questo nuovo Governo deve farvi fronte. Ma oggi c’è anche l’opportunità di far ripartire il Paese mettendo mano a tanti dei suoi problemi cronici. Il Governo può contare su una larghissima maggioranza, funzionerà se ognuno rinuncerà a cercare di portare acqua al proprio mulino per lavorare tutti insieme per l’interesse comune.

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