Addio a “Franchina”, una donna speciale

È morta, a 87 anni, Franca Canuti, moglie di Gianni Cervetti. Segretaria di redazione dell’Unità, volto storico della sinistra milanese, per oltre 30 anni ha vissuto
nella nostra zona. Portando le più sentite condoglianze alla famiglia, la redazione di “Zona Nove” la ricorda nelle parole di Roberto Braghiroli.

Milano, metà anni cinquanta. La guerra ormai era alle spalle e l’Italia si preparava a vivere il periodo del boom economico. A una giovane, brillante (e militante) ragazza milanese, la federazione locale del Partito Comunista propose di andare in Urss a proseguire gli studi. Facevano così con i giovani più promettenti. Era (anche) così che si formava una classe dirigente. La ragazza accettò. Partì da sola. Tornarono, qualche anno dopo, in tre. Perché Franca, questo suo il nome, a Mosca si innamorò di Gianni, altro “cavallo di razza” inviato dal partito in Urss. Nella capitale sovietica i due si sposarono e lì, nel 1959, nacque Andrea, il loro unico figlio. Gianni è Gianni Cervetti e non ha bisogno di presentazioni: responsabile Organizzazione del Pci a metà anni 70 e successivamente deputato ed eurodeputato (e molto altro). Franca Canuti è stata sua moglie per 60 anni. Fino alla notte tra il 27 e il 28 marzo, quando gli acciacchi hanno avuto la meglio sul suo fisico, stanco e provato. Milanese, di famiglia originaria di Parma, Franca era nata nel quartiere di Baggio nel 1933 e aveva vissuto infanzia e adolescenza alla Ca’ Longa, storico edificio a ringhiera di via Piero della Francesca. Ma il suo nome è indissolubilmente legato alla nostra zona: dalla fine degli anni 60 a inizio anni 2000, infatti, la famiglia Cervetti ha vissuto a Niguarda e Franca ha lavorato per una trentina d’anni all’Unità, il quotidiano del Pci la cui sede era in viale Fulvio Testi. Lì era conosciuta da tutti come “la Franchina”, una delle colonne portanti del giornale: faceva la segretaria di redazione e si occupava praticamente di tutto. Si faceva rispettare tanto che sono passate alla storia anche le sue sfuriate, come hanno ricordato alcuni organi di informazione. Non c’è dubbio che Franca fosse una donna determinata e coraggiosa, come conferma a “Zona Nove” il figlio Andrea: “Ricordo un giorno che eravamo in auto e vide alcune persone infastidire delle altre: non ci pensò due volte a scendere per andare a capire che cosa stava succedendo. Ma soprattutto Franca era aperta, estroversa ed estremamente alla mano: “Aveva un profondo rispetto per le persone: dava del tu ai capi di stato, ma una delle ultime volte che l’ho accompagnata a fare la spesa, non si è dimenticata di chiedere al negoziante extracomunitario notizie del fratello”. Negli anni aveva affiancato il marito in molte attività. La più conosciuta riguarda la musica: Gianni Cervetti è tutt’oggi presidente emerito della Fondazione Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi, che ha deciso di istituire una borsa di studio in memoria di Franca “compiendo un gesto simbolico che si innesta perfettamente nell’intenzione di questa donna speciale, che ha sempre considerato di vitale importanza credere nei giovani talenti”, si legge nel sito ufficiale. E così, l’ultimo saluto a una donna speciale, non poteva che avvenire in modo speciale. Niente funerale, ma una veglia civile all’Auditorium di Milano, accompagnata dalle note della tanto amata Orchestra.