Dossier Coronavirus – Covid: tutto sui vaccini, sulla situazione ospedaliera e sulle prossime tappe per uscire dall’incubo

Ve lo diciamo con tutto il cuore: non vediamo l’ora che questa rubrica finisca. Non perché non sia un piacere parlare con S.M., medico di medicina generale e nostro collaboratore fisso da quasi un anno, ma perché questa pandemia non la reggiamo più, vogliamo tornare a parlare di altro. Quanto manca a questo traguardo? Sentiamo cosa ci dice questo mese il nostro esperto.

Siamo ad aprile e continuiamo a convivere con il Covid. Proseguono la zona rossa e le restrizioni. Come vede la situazione dal suo osservatorio?

I nuovi casi clinici direi che sono in diminuzione nelle ultime settimane, anche se purtroppo alcuni di questi hanno richiesto ricovero ospedaliero per la gravità del quadro clinico. Inoltre vediamo tanti pazienti asintomatici dall’inizio o che hanno avuto forme lievi che mantengono tamponi positivi ben oltre i dieci giorni che vengono considerati per il primo tampone di guarigione.

Parliamo delle scuole chiuse: era proprio necessaria questa scelta drastica e dai pesanti risvolti psicologici? È stato pubblicato uno studio che sostanzialmente afferma che la scuola non aumenta la pandemia…

Argomento delicato. Secondo il mio parere con la ripresa dei contagi che si è avuta nel mese di marzo è stato giusto bloccare l’attività scolastica. È vero che i bambini si ammalano meno ma possono essere fonte di contagio verso altre fasce della popolazione (nonni non ancora vaccinati al momento dell’ultimo Dpcm e genitori). Dal 7 aprile riapriranno gli istituti scolastici fino alla prima media; mi auguro che tutto avvenga rispettando i protocolli e le norme previste. Mi metto anche dalla parte delle famiglie che non riescono a gestire situazioni con bambini a casa e genitori con lavoro in presenza o anche in smart working. Quindi se si deve ripartire diamoci tutti una mano regolando anche i comportamenti nella quotidianità; dovremmo avere imparato in questo lungo anno che l’uscita da questa situazione dipende molto anche da noi e dal nostro senso civico.

Dopo l’ultima intervista è uscita la grana di Astrazeneca. Sono tutti sicuri ed efficaci i vaccini che ci stanno somministrando? Era necessario quello stop che ha creato confusione e defezioni?

Era inevitabile lo stop dopo il clamore mediatico che ha suscitato la vicenda; l’argomento vaccini è in divenire soprattutto per quanto riguarda gli studi sull’efficacia, sulla durata della protezione e sulla infettività delle persone vaccinate. La vaccinazione di massa, con il raggiungimento dell’immunità di gregge, è l’unica misura che ci permetterà di uscire dalla pandemia. Diversi sono ancora i punti da chiarire, non ultimo quello di questi giorni sulla possibilità di non somministrare la seconda dose di Astrazeneca ma di sostituirla con una dose di vaccino mRNA (studio che ha già dato riscontri positivi sugli animali in laboratorio e che ora nel Regno Unito valuteranno anche sull’uomo).

Prosegue il caos vaccini in Regione Lombardia: o arrivano troppe convocazioni oppure non viene convocato nessuno. Perché in Lombardia non riusciamo a fare quello che si fa con buona efficacia nelle altre Regioni? Cosa ci può dire per quanto riguarda la copertura vaccinale dei suoi assistiti?

Siamo alle solite, caos vaccini antinfluenzali e caos vaccini anti Covid 19. I nostri “poveri” over 80 hanno sperimentato in prima persona l’inefficienza in questo settore della nostra Regione: lentezza nelle chiamate, Sms inviati a tutte le ore della notte, pazienti esasperati che tutti i giorni ci vengono a chiedere notizie della loro prenotazione, ignari del fatto che il loro medico di base non è stato chiamato in causa in questa fase se non nella prenotazione delle vaccinazioni ai non deambulanti. L’ultima perla organizzativa di questi giorni è l’affannosa chiamata degli ultimi “superstiti” in sedi ben lontane dal proprio domicilio (pazienti del nostro municipio inviati a Pieve Emanuele presso il grosso hub gestito da Humanitas), probabilmente a seguito di sollecitazioni arrivate dall’alto. Ma non è finita qui: dopo la giusta protesta dei sindaci e vice sindaci delle comunità coinvolte ecco che compaiono nuovi Sms che indirizzano il paziente in centri vaccinali più vicini alla loro dimora e dulcis in fundo la notizia di oggi che gli over 80 non ancora chiamati (!!!) potranno recarsi senza appuntamento al centro vaccinale più vicino e ricevere la sospirata prima dose Pfizer (aggiungo io, sperando che non prendano il Covid nelle code che si formeranno).

Un giorno sì e l’altro pure vengono arruolati medici di medicina generale, farmacisti e dentisti. A quando la vera partenza della vaccinazione a tappeto su tutto il territorio e non solo nei centri vaccinali?

Dire che fino ad ora siamo stati poco considerati è ottimistico; per ora ci hanno chiesto una disponibilità oraria nella raccolta dei consensi nel week end dopo Pasqua presso i centri vaccinali ASST di Niguarda e nel vaccinare a domicilio (solo i nostri pazienti non deambulanti? da soli o con infermiere a seguito?); a questa richiesta di disponibilità non sono seguite altre comunicazioni ufficiali… Restiamo in attesa. Avrei una proposta da lanciare: dateci degli spazi in quartiere dove poter vaccinare i nostri assistiti con le adeguate misure di protezione e con il personale adeguato e inviate ai centri vaccinali solo i pazienti dei medici che non aderiscono alla campagna di vaccinazione; gli studi più organizzati potrebbero usare la loro infermiera e avvalersi di personale volontario che ha già dato la propria disponibilità. La maggior parte di noi è pronta a dare una grossa mano a questa campagna vaccinale.

Ce la facciamo a passare un’estate abbastanza serena oppure dobbiamo metterci il cuore in pace e parlare di normalità solamente nel 2022?

Voglio essere ottimista: estate più serena ma con meno sconsiderate libertà dell’ultima stagione estiva, a meno che non si raggiunga prima il target vaccinale.