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Per non dimenticare, né il 25 aprile né il covid

Per non dimenticare, né il 25 aprile né il covid

Care amiche e amici di “Zona Franca”, da anni gestisco questa rubrica, ma non è facile in un periodo come questo, in cui la pandemia non da tregua, raccontare le cose. Il giorno che tutto finirà avrà lasciato tanti morti: una guerra senz’armi. Questo periodo che sembra non finire mai possa far capire a tutti gli uomini del mondo quanto sia importante la Pace. Così, in questo mese di aprile in nome della Pace vi racconto episodi veri che ho trovato sui libri acquistati fin dall 1969 perchè conoscere la storia ci permette di non dimenticare. Sono stata tanti anni fa alla casa dei Fratelli Cervi, i quali con il loro sacrificio rappresentano il simbolo di tutto il popolo italiano, che ha saputo sacrificarsi fino in fondo per scrollarsi di dosso il peso dell’oppressione nazifascista. Lo scrittore Marino Moretti ricorderà quanto era successo in un convento di clausura in Emilia. Fin lì era giunta l’eco di quanto avveniva nel mondo che quelle suore si erano lasciate fuori dalla porta, anche l’eco della fucilazione dei sette fratelli, la mattina del 28 dicembre 1943, nel poligono di tiro di Reggio. Erano stati catturati a fine novembre i sette fratelli Cervi: accerchiati dai fascisti si erano difesi fino all’ultimo ma, quando gli assalitori avevano appiccato il fuoco alla cascina, erano stati costretti ad arrendersi. La notizia dell’eccidio, come si è detto, era giunta anche al convento delle Adoratrici del SS. Sacramento cui la Superiora radunò tutte le monache, meno due di turno che servivano in chiesa, e additò loro la porta. “Fuori tutte”, gridò, “Fuori tutte!”. Come a dire che tornassero nel mondo e riprendessero gli abiti delle altre donne, che si impegnassero come infermiere, come staffette, come informatrici, che tornassero nel mondo a combattere il male. Uscirono tutte, infatti, e quando tornarono a riprendere gli abiti monacali di clausura, ne mancavano due: una era stata impiccata dai fascisti sulla pubblica piazza perché aveva preso le armi contro di loro e un’altra, violata dal nemico e diventata madre, era restata nel mondo ed allevava senza vergogna il suo bambino. Dobbiamo tanto alle donne staffette nella Resistenza, cui venivano date accurate istruzioni: 1. Non devi far conoscere a nessuno il lavoro che svolgi, dove vai da dove vieni. 2. Nella casa dove abiti devi far credere che hai una normale professione e devi provvederti, chiedendo il nostro aiuto, di quanto ti occorre per dimostrare che lo eserciti veramente. 3. Devi sempre avere pronta una giustificazione nel caso che durante il viaggio venga fermata e interrogata. 4. Se ti accorgi che qualche persona sospetta ti segue non recarti al luogo dell’appuntamento. 5. Sii sempre puntuale e prudente e, se ti catturano, non parlare mai: devi sapere che, se cominci a parlare, sarai torturata sempre di più perché tu dica quanto conosci, perché tu ti comprometta sempre di più… Per non dimenticare mai il nostro Presidente Mattarella ha deposto una corona di alloro ai 335 morti delle Fosse Ardeatine. A tutti gli amici di “Zona Franca”, nonostante tutto, gli auguri di una lieta Pasqua.

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