Teatro alla Scala: tutti assolti al processo per le morti da amianto

Proteste in aula dopo la sentenza per cui “il fatto non sussiste”

la lettura della sentenza è esplosa nell’aula del Tribunale la rabbia delle associazioni e dei comitati dei familiari delle vittime. “Vergogna! Avete ucciso i lavoratori un’altra volta”. “I diritti dei familiari delle vittime sono stati ancora una volta calpestati, i profitti per questo tribunale vengono prima della salute e della vita umana”. Queste le parole dei rappresentanti del Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio e di Medicina Democratica presenti in aula. “L’amianto uccide e il Tribunale si è arrampicato sui vetri”, ha affermato il responsabile delle vertenze giudiziarie di Medicina Democratica e dell’Associazione Italiana Esposti Amianto. La giudice Mariolina Panasiti, presidente della 9° sezione penale del Tribunale di Milano, ha assolto quattro ex dirigenti del Teatro alla Scala, imputati per l’omicidio colposo di 10 lavoratori, con la formula “il fatto non sussiste”. Entro 90 giorni saranno depositate le motivazioni della sentenza. Nel frattempo la lista dei morti d’amianto fra i lavoratori del teatro si è allungata. Un’altra decina di lavoratori ha perso la vita per l’asbesto. Poco prima della sentenza in aula si era registrato un clima di forte tensione. La giudice Panasiti durante le repliche ha interrotto e ripreso più volte il P. M Maurizio Ascione che sosteneva la pubblica accusa e che aveva chiesto la condanna degli imputati dai 2 anni e mezzo ai 7 anni di carcere. La tensione è aumentata quando la giudice ha interrotto le repliche anche degli avvocati delle parti civili, in particolare dell’avvocato Ettore Zanoni per la Cgil e dell’avvocata Laura Mara per le Associazioni Medicina Democratica (Aiea) e i Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio che, costretta a chiudere il suo intervento, ha fatto mettere a verbale di essere stata chiamata dalla giudice “maestrina”. Le associazioni in un loro comunicato scrivono: “Dopo le ultime sentenze sui morti d’amianto, fiducia nei tribunali (in particolare quello di Milano) non ne abbiamo mai avuta e la sentenza di assoluzione dei dirigenti imputati era chiara fin dalle prime udienze. Infatti, la giudice ha dimostrato la sua scelta di campo interrompendo e redarguendo più volte il Pubblico Ministero e gli avvocati delle parti civili. La verità storica emersa dalle testimonianze dei lavoratori e dei consulenti del PM viene così cancellata da quella giuridica. Eppure, durante le numerose udienze, è emerso che i lavoratori erano esposti ad amianto prima delle bonifiche dei locali e anche dopo. L’amianto nel Teatro è presente dalla ricostruzione di Piermarini del 1943 ed è servito a coibentare numerosi spazi del palazzo. Nel processo è emerso che i dirigenti non hanno mai informato i lavoratori sui rischi e non hanno mai fornito dispositivi di protezione, che le condizioni di lavoro non rispettavano le norme di sicurezza e i gravissimi ritardi nelle bonifiche. L’amianto è stato messo al bando nel 1992 con tanto di obbligo di bonifica dei luoghi in cui fosse presente.Nonostante questo non ci rassegniamo. La nostra battaglia continua nei luoghi di lavoro, nelle piazze, nel territorio e anche nelle aule di Tribunale”. Le associazioni e comitati di parte civile in questo processo invieranno una lettera alla Ministra della Giustizia Prof.ssa Marta Cartabia e al Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura Sergio Mattarella per richiedere una presa di posizione per richiesta di intervento per i fatti avvenuti durante il processo, in particolare nell’udienza presso la IX sezione penale del Tribunale di Milano il 30 aprile nel procedimento che aveva per oggetto 10 lavoratori del Teatro Alla Scala di Milano deceduti per esposizione all’amianto presente nel teatro. Le associazioni hanno affermato che intendono denunciare il comportamento della giudice Panasiti, che in almeno tre occasioni non ha lasciato finire con la sua l’arringa il Pubblico Ministero, dott. Maurizio Ascione, costringendolo di fatto ad interrompersi pur essendo prossimo alla conclusione. Inoltre lamentano che la giudice è intervenuta più volte per interrompere due avvocati di parte civile, con parole molto dure, respingendo a una di essi, l’avv. Laura Mara, il deposito di una sentenza della Corte di Cassazione, recentemente uscita e relativa agli argomenti trattati nel procedimento in corso.