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Sanità Regione Lombardia: presente e futuro

Sanità Regione Lombardia: presente e futuro

Intervista esclusiva a Fabio Pizzul capogruppo del Pd in Consiglio regionale

Chiediamo a Fabio Pizzul, consigliere regionale e Capogruppo del PD in Lombardia, quale sia la situazione antipandemia.

A 15 mesi dallo tsunami Covid qual è la situazione nella nostra Regione?

È in via di netto miglioramento grazie alla campagna vaccinale che è decollata anche in Lombardia dopo le iniziali difficoltà che hanno riguardato, purtroppo, la fascia più fragile della popolazione e grazie all’arrivo della bella stagione. Non dobbiamo però pensare che sia finita: le regole vanno ancora rispettate ed è importante che si attivi un sistema di sorveglianza epidemiologica che ci tuteli da altre ondate. Su questo la Regione non dimostra di essere ancora all’altezza della sfida.

Partiamo da quello che ha funzionato: personale sanitario esemplare, associazioni di volontariato da applausi, sistema ospedaliero eroico.

Più che sistema ospedaliero, direi operatori sanitari eroici. Nonostante l’evidente disorganizzazione del sistema, le persone si sono dimostrate competenti, disponibili e generose, anche al di là di quello che il loro ruolo prevedeva. Il personale sanitario merita un grande applauso, ma merita anche di essere trattato meglio dal punto di vista contrattuale, economico e organizzativo. La riforma sanitaria deve mettere al centro le persone, ma questo non è possibile senza investimenti importanti su di loro, a partire dalla formazione, e su un significativo adeguamento di molte strutture pubbliche che non hanno locali e strumenti al passo con i tempi che viviamo.

Nelle RSA la Regione ha fatto disastri. Qual è il suo punto di vista?

Credo che la Regione abbia lasciato sole le RSA di fronte alla pandemia: molte strutture si sono dovute procurare i dispositivi di protezione che non sono arrivati dalla Regione, hanno dovuto inventarsi protocolli e procedure che Regione non ha stabilito per tempo, sono state costrette ad arrangiarsi da sole nella sorveglianza sanitaria di operatori e ospiti. Durante la prima ondata la Regione è stata assente e si è persino permessa di puntare il dito contro strutture che, in realtà, sono state abbandonata proprio dalla Regione stessa. Regione Lombardia ha poi promesso sostegni economici alle RSA che hanno pagato un prezzo altissimo, prima di tutto in termini di vittime, ma anche a livello di sostenibilità economica, ma i fondi promessi tardano ad arrivare.

Il buco nero, che ha portato quasi al collasso gli ospedali e ha causato migliaia di morti, è lo smantellamento della sanità territoriale e la mortificazione dei Medici di Medicina di Base. Qui le responsabilità politiche di lunga data e targate centrodestra, sono evidenti.

In Lombardia tutto è stato concentrato negli ospedali e la Regione si è progressivamente disinteressata di quello che accadeva sul territorio. Il motivo è molto semplice: il vero business della sanità è quello ospedaliero e in questi anni tutto si è concentrato lì. Il risultato è che abbiamo ospedali di livello altissimo e una continuità assistenziale sul territorio molto in difficoltà. Chi ha governato la Lombardia in questi ultimi tre decenni non ha saputo garantire un vero servizio sanitario universalistico: le scelte fatte in Lombardia hanno fatto crescere le cosiddette eccellenze, ma messo in discussione la prevenzione e le cure primarie, veri capisaldi della salute pubblica.

Veniamo ad oggi: dopo una partenza da brividi il piano vaccinale della Lombardia procede spedito. Mancano i vaccini altrimenti si potrebbe fare di più. Almeno da questo punto di vista abbiamo ritrovato la retta via?

Ci mancava altro che la Lombardia non fosse in grado di organizzare una cosa banale come la somministrazione di un vaccino. Eppure la partenza è stata davvero da brividi. La scelta dei grandi hub si è dimostrata efficiente, ma è la riprova che non esiste una rete di medicina territoriale degna di questo nome. Spero che nel mese di giugno arrivino tutti i vaccini promessi e che si possa andare così verso la conclusione della prima fase della campagna. Non possiamo però immaginare che anche nelle fasi successive della campagna vaccinale si possa operare con questa organizzazione emergenziale: la priorità è quella di far sì che gli ospedali tornino alla loro attività ordinaria o pagheremo gravissime conseguenze in termini di salute pubblica. C’è chi ha detto, a proposito delle restrizioni sociali che, se non morivamo di Covid rischiavamo di morire di fame, secondo me è più giusto preoccuparsi del fatto che rischiamo di morire per altre patologie trascurate.

Ultimo, non certo in ordine di importanza, il futuro: cosa state facendo in Regione per riformare il Sistema Sanitario, soprattutto la medicina territoriale e i MMG? La pandemia pare in forte regressione e quindi vediamo la luce in fondo al tunnel, ma è evidente che la sanità regionale va ribaltata come un calzino perché si è mostrata pesantemente inadeguata. Lo dobbiamo fare anche per onorare la memoria dei tanti caduti sotto i colpi del Covid.

Il Partito Democratico ha elaborato una proposta di riforma organica della sanità regionale che parte da una precisa attenzione al territorio e dal ripristino delle cure primarie extra- ospedaliere più vicine ai cittadini. Il progetto si inserisce anche nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che, grazie alle risorse europee, prevede di costruire centinaia di Case della comunità sul territorio lombardo. In esse i cittadini potranno trovare i propri medici di base e tutta una serie di servizi che oggi sono assenti e costringono a ricorrere al Pronto Soccorso. La nostra idea è anche quella di potenziare il più possibile l’assistenza domiciliare: curarsi a casa con l’assistenza del proprio medico e di infermieri di comunità è molto più comodo, meno costoso e più efficace di un qualsiasi accesso in ospedale. Non ci illudiamo che con l’attuale amministrazione e con l’assessore Moratti si possa cambiare un granché nella sanità lombarda, ma ci prepariamo a fare le nostre proposte anche e soprattutto in vista delle elezioni regionali del 2023, che non è poi così lontano.

Nella foto i Falchi Pellegrini sul Pirellone.

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