Bicocca: parte il primo grande progetto italiano di Università verde: un’intervista con la rettrice Giovanna Iannantuoni

Con la posa della prima pietra ha preso il via il 10 giugno, alla presenza del sindaco Giuseppe Sala e dell’assessore regionale all’Università Fabrizio Sala, uno straordinario progetto che – spiega a “Zona Nove” la rettrice Giovanna Iannantuoni – “guarda all’Università del futuro, aperta, sostenibile e soprattutto integrata, in dialogo con la natura”. Tra viale dell’Innovazione, via Stella Bianca, via Sesto S. Giovanni e via Fubini, sull’area una volta della Pirelli data in concessione trentennale all’Università dal Comune di Milano, sorgerà entro il 2023 U10-Logos, uno spazio di formazione e ricerca immerso in un Bosco urbano connesso al Parco Nord grazie a isole fiorite e a spazi verdi che stanno nascendo in Ateneo e nel quartiere. Nel Bosco, di oltre 19mila mq, si distingueranno tre diverse aree. La prima con alberi di grandi dimensioni e specie arbustive e di sottobosco, richiamerà la foresta naturale lombarda. Alberi eliofili, piante da frutto, erbe aromatiche e specie erbacee e arbustive profumate e colorate caratterizzeranno invece la seconda area. In questa area, infatti, aperta anche ai cittadini, sorgeranno spazi didattici e laboratori di ricerca en plein air. Il “Giardino degli impollinatori” infine è l’area dedicata a piante a fiore dove insetti di vario tipo, farfalle, bombi e api, potranno raccogliere nettare e polline e, volando tra gli altri spazi verdi e i grandi parchi, di implementare la biodiversità. Ma il fiore all’occhiello del Bosco è il “Biolago”, unico a Milano. Ricco di essenze capaci di depurare l’acqua, ospiterà anfibi e insetti a rischio di estinzione, e si spera anche uccelli migratori, libellule di diverse specie e rospi smeraldini. In questo splendido contesto si inserisce l’U10-Logos (vedi foto), un edificio formato da un “corpo basso” di 4 piani che dà sul viale dell’Innovazione e ospita aree e uffici per la funzione didattica del dipartimento, una “torre residenziale” con 84 camere per gli studenti, una palestra, sala musica, sale studio, sale riunioni e infine un “corpo basso” prospiciente il parco urbano a est, interamente occupato da aule didattiche con arredi mobili, terrazzi, pergolati e giardini pensili affacciati sul verde. Di seguito la nostra intervista alla rettrice Giovanna Iannantuoni.

L’U10 Logos e il Bosco Urbano sottolineano la volontà dell’ateneo di approfondire sempre più la relazione con il territorio e con la cittadinanza, obiettivo perseguito da sempre.

La ricerca di Bicocca è da sempre aperta all’esterno, presente sul territorio. Penso a tutte le attività dei geologici, dei pedagogisti, dei fisici, dei medici, dei sociologi. Ma ora stiamo facendo un passo ulteriore: progettare un Campus aperto, sostenibile, integrato nell’ambiente, puntando su una ricerca innovativa e responsabile. È così il Vivaio Bicocca sarà il Bosco urbano dell’U10. Nel Bicocca Stadium, poi, sorgerà il centro di medicina dello sport. Ci saranno un’area per la riabilitazione e un’altra per la ricerca, si svolgeranno studi sull’impatto della pratica sportiva sulla disabilità.

Quando si è pensato alla realizzazione di questo complesso avveniristico?

Durante i mesi più duri della pandemia ho pensato a come avremmo dovuto ridisegnare il nostro Campus. Sono partita da una certezza: fare di questo ateneo un laboratorio di cambiamento sociale. E poi mi sono concentrata su quattro punti: sostenibilità, welfare, didattica innovativa e ricerca sempre più aperta al territorio.

Alla sua ideazione hanno contribuito anche gli studenti?

Noi ascoltiamo sempre i nostri studenti, direttamente o attraverso i loro rappresentanti. È stato così anche in questo caso, ed è per questo che alla posa della prima pietra dell’Edificio Logos ho voluto che ci fosse anche il presidente del Consiglio degli studenti, Filippo Cucchetto.

Chi si occuperà della cura e del mantenimento delle aree verdi?

È prevista la collaborazione di studenti e/o di cittadini, magari volontari? Il progetto di cura delle aree verdi è in capo ai botanici del nostro ateneo, ma ci sarà il coinvolgimento delle associazioni, degli studenti e dei cittadini, così come abbiamo fatto per il Vivaio Bicocca.

Come rispondono i cittadini alle vostre proposte? L’apertura dell’Università al territorio contribuisce a promuovere l’integrazione tra le parti, favorendo la crescita individuale e rafforzando il senso di appartenenza alla comunità?

Sì, è così. Essere presenti sul territorio significa dialogare con i cittadini, con le istituzioni, con gli altri partner del distretto. Lavorare insieme è fondamentale e imprescindibile. E questo atteggiamento paga: in poco più di vent’anni il quartiere è cresciuto tantissimo, anche grazie alla partecipazione attiva dei cittadini.

La pandemia quanto ha inciso sull’idea di realizzare spazi all’aperto per lezioni e ricerche?

Siamo il primo ateneo a lavorare su un progetto strutturato di didattica all’aperto. La pandemia ha accelerato un processo che era già in corso. Mettendo a sistema le nostre competenze, abbiamo lavorato su un progetto educativo e di ricerca all’aperto. I vantaggi e i benefici di far lezione all’aperto sono molteplici e declinabili all’interno di diverse aree, sia dello sviluppo sia dell’apprendimento. Vi sono innanzitutto benefici dal punto di vista della salute psicofisica. Accanto a questi benefici ve ne sono altri connessi all’apprendimento, sia sul piano delle competenze trasversali sia sul piano delle competenze curricolari. Ne sono esempio la riduzione dello stress, la rigenerazione dell’attenzione che influisce su una maggior concentrazione, l’aumento della motivazione, collegato al fatto che spesso gli oggetti su cui ci si concentra all’aperto sono percepiti come maggiormente autentici.