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La nostra Santina Portelli racconta

La nostra Santina Portelli racconta

Al Teatro della Cooperativa, in giugno, dopo la parentesi Covid, la Mostra di Santina Portelli ha portato un momento di vita. Tanti conoscono la bravura di questa artista che da sempre dipinge con la bocca. Santina attraverso la pittura racconta i tre momenti della mostra: “La Risalita, La Creazione, L’Infinito”. Un grazie anche alla cara amica Marina che da anni condivide con lei tutti i momenti della vita e che attraverso la voce di Santina racconta… “Sono una sicula trapiantata a Milano da subito, portata dai miei genitori che pensavano di trovare cure per me: una bambina tetraplegica spastica in seguito a un errore di parto causato dal forcipe. Sono quindi nata da un errore… Nella primissima adolescenza, quando iniziavo ad alzare la testa per guardarmi attorno, c’è stato un altro scoglio causato dai medici, che hanno convinto la mia famiglia a fare un’operazione sperimentale al mio cervello attraverso la quale, a loro dire, sarei stata dimessa dall’ospedale e tornata a casa con le mie gambe. Rimasi in coma vigile per sei mesi, tutto quello che avevo imparato in precedenza per trovare un minimo d’indipendenza era stato cancellato, non parlavo più, non riconoscevo… Mi svegliai dal coma con una risata provocata da mia madre che, parlando in siciliano con qualcuno disse una cosa buffa, credo una parolaccia. Unica novità, ero rinata più disabile. Prima dell’intervento quasi gattonavo e presto avrei camminato, inoltre mangiavo con le mie mani: tutto andò in fumo e rimasi senza speranza. Impari molto se nasci due volte disabile… si impara molto da una scuola speciale… dopo un anno e mezzo ritornai a scuola. Il primo tema che dettero in classe fu:”Qual è stato il più bel giorno della tua vita?” Il mio tema fece il giro di tutte le classi. Lo iniziai così: Il giorno più bello è il mio ritorno a scuola, perché è il mio ritorno alla vita. Avevo 13 anni. Si impara molto quando non si ha speranza”.

• La creazione “La pittura esprime il desiderio di comunicare i sentimenti, il pensiero intimo e sociale del’uomo in un linguaggio non verbale che può essere compreso da più persone. È quindi un linguaggio senza barriere”. Le varie tecniche che Santina ha imparato in decenni di lavoro hanno permesso, e tuttora è ancora così, di affrontare con più sicurezza il momento artistico per Santina Portelli più alto, la creazione. “Per questo ogni dipinto è prezioso perché è un pezzo di vita che viene proposto ed esposto. L’artista racconta tutto di se stesso: una mostra, come sosteneva Kandinskij, è una confessione in pubblico a 360°. La luce espressa nei colori e in diversi quadri di questa mostra paradossalmente vale anche per un colore chiave della pittrice, il nero, da cui è rimasta affascinata. Perché il buio vive quando anche solo un punto illumina la risalita. “D’improvviso nella notte, in fondo a me, intravedo una luce, che lentamente acquista forza e intensità. Diventa sempre più nitida e io intuisco che mi devo aggrappare a lei per risorgere e così ho fatto. Mi sono sentita pronta a una mia rinascita leggerissima e piena di speranza, da lì ho capito che ogni buio più buio ha sempre uno spiraglio di luce. E tutti noi ci possiamo aggrappare per risalire da lì.” Grazie Santina, grazie Marina, e poi un abbraccio e una foto insieme con alle spalle tutto il bello della sua arte.

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