Università Bicocca: prevenzione cardiovascolare per il quartiere: intervista al professor Gianfranco Parati, responsabile del progetto
Agiugno abbiamo parlato di uno studio dell’Università Bicocca nell’ambito della prevenzione cardiovascolare, un progetto unico nel suo genere teso ad analizzare e valutare l’impatto di “nuovi” fattori di rischio nella popolazione di una città metropolitana. A coordinare il progetto è Gianfranco Parati, professore di Medicina Cardiovascolare, direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina Cardiovascolare dell’Università, direttore Scientifico del Dipartimento di Scienze Cardiovascolari dell’Istituto Auxologico Italiano, coadiuvato da Patrizia Steca, professore ordinario di Psicologia alla Bicocca e da molte altre professionalità. “Hearth Study”, questo il nome del progetto, vede coinvolti su base volontaria gli abitanti del quartiere Bicocca, un campione molto ampio di persone di tutte le fasce d’età che verranno seguite dai ricercatori per almeno cinque anni. Degli obiettivi di questo innovativo progetto di prevenzione cardiovascolare ci parla lo stesso professor Parati.
Quali sono i fattori di rischio cardiovascolare più diffusi e più pericolosi?
Il nostro progetto nasce dalla necessità di ridurre la fragilità delle persone, anche alla luce di ciò che ci ha mostrato la pandemia: nei casi gravi si riscontrava spesso una comorbilità cardiovascolare, a volte non ancora diagnosticata. Per ridurre la fragilità dobbiamo anzitutto indagare a fondo i fattori di rischio: l’ipertensione, il colesterolo, il diabete e il fumo. C’è poi la combinazione tra sovrappeso e sedentarietà. Anche l’età è un fattore di rischio; uomini e donne hanno entrambi problemi cardiovascolari, ma gli uomini da un’età più giovane rispetto alle donne, che presentano un picco di incidenza alla menopausa. Soprattutto, in passato è stato sottovalutato il rischio nelle donne più giovani. Infine le conseguenze delle malattie cardiovascolari sono gravi. Non solo per l’infarto, ma anche l’ictus, lo scompenso cardiaco, la demenza e l’insufficienza renale.
Quali invece i “nuovi” fattori di rischio riguardanti i cittadini metropolitani?
Vogliamo offrire un servizio proteggendo la popolazione perché l’Università non è un’istituzione avulsa dal contesto in cui opera. Trasmissione del sapere e ricerca sono le sue missioni storiche, ma non meno importante è il suo ruolo sociale, la “terza missione”. Lo studio ci aiuterà ad analizzare proprio i nuovi fattori di rischio: l’inquinamento atmosferico, il rumore, lo stress, le alterazioni della flora batterica, le alterazioni del sonno.
Quando partirà il progetto, quanto durerà e come sarà il campione di pazienti?
La prima fase comincerà dopo l’estate con un questionario per selezionare i partecipanti. Alle persone individuate sarà mandato un invito affinché aderiscano. Saranno tre o quattromila, di tutte le fasce di età. Effettueremo esami sia alla Bicocca sia all’Auxologico. Seguiremo le persone coinvolte per almeno cinque anni.
Di quali tecnologie vi avvarrete per seguire i soggetti e permettere a ciascuno di gestire da solo i propri dati clinici? Quanto sarà impegnativo aderire al progetto?
La medicina digitale consente di seguire a distanza le persone nella vita quotidiana e di raccogliere dei dati. Si pensi, ad esempio, ai sensori indossabili che rilevano dei parametri. Ci sarà, poi, una app che consentirà di scambiare le informazioni e di contattare i partecipanti per qualsiasi tipo di esigenza. In questo modo si minimizza anche l’impegno che è richiesto a ciascuno.
Lo studio interesserà solo la Bicocca o è previsto un confronto con altre zone o altre città?
Trattandosi di uno studio di ampia portata, i risultati andranno a beneficio di tutti perché finalmente avremo un lavoro che chiarisce in termini rigorosi quali sono i fattori di rischio tipici di un ambiente urbano e come incidono sulle patologie cardiovascolari. Questo consentirà di programmare attività mirate, non solo a Milano ma in tutti i contesti urbani.
