El Dondina, il quinto libro dello scrittore Flavio Maestrini

Dopo il quarto libro dedicato al Capo della Volante di Polizia (nella metà del 1800), ecco che lo scrittore milanese Flavio Maestrini presenta il quinto libro, “Un delitto con troppi colpevoli per El Dondina”. Il prossimo 8 ottobre, alle ore 18,30, presso il Teatro Blu – via Cagliero, 26, siete tutti invitati ad ascoltare l’autore e l’attore Riccardo Peroni che leggerà alcune pagine; seguirà un buffet. Incontro il nostro amico Flavio, che così mi parla: “Il mio modo di scrivere non piace a tutti, soprattutto non piace ai puristi che vorrebbero un maggior rigore. Io però, sono molto legato a quanto, oltre 20 anni fa, Giuseppe Pontiggia mi disse: ‘Maestrini, tu scrivi oralmente’. Forse era un complimento (o forse no), io considerai che, se un uomo come lui ha trovato il tempo e la voglia di formulare un giudizio, poteva essere il caso di accettarlo e, perché no, continuare a scrivere come ho sempre fatto. I miei libri raccontano di un poliziotto che operava a Milano attorno alla metà del 1800, le cronache sono, naturalmente, del periodo e danno evidenza a situazioni oggi per lo più dimenticate. I miei romanzi hanno due caratteristiche particolari: all’inizio, un elenco di tutti i personaggi e alla fine un glossario, con fatti e luoghi oggi forse dimenticati. È difficile raccontare la trama di un libro poliziesco anche perché nei miei libri sono presenti fatti e misfatti difficili da estrarre e raccontare. E non posso certo, ogni volta, ripresentare tutte le caratteristiche de El Dondina perché sarebbe un po’ ripetitivo per chi ha già assistito alle precedenti presentazioni. Vorrei ricordare un solo dettaglio: l’appellativo El Dondina si riferisce a una zoppia, ricordo di una malattia avuta da bambino. Mi piace chiarire a chi mi considera uno studioso del dialetto milanese, che io non sono uno studioso, sono un appassionato che magari non apprezza la traduzione della Divina Commedia in milanese, ma sono veramente lieto quando mi capita di sentire parlare nel nostro dialetto: mi basterebbe che nel linguaggio di tutti i giorni, ogni tanto, ci fosse qualche parola in dialetto così tanto per sottolineare l’appartenenza. Qualche amico mi ha criticato facendomi notare che scrivere un romanzo ambientato a Milano nel 1800, con il personaggio principale che usa il dialetto, avrebbe ridotto di molto le possibilità di vendita del libro; è vero, ma è importante conoscere i motivi di certe scelte. Ho scelto Milano e il suo dialetto perché mi appartengono, ho scelto di ambientare nel 1800 perché ciò spinge a una continua ricerca di fatti e situazioni interessanti”. Saluto Flavio,condividendo pienamente quanto ha voluto spiegare, in quel dialetto che è anche il mio… Grazie Flavio!