GIORNALE DI NIGUARDA - CA' GRANDA - BICOCCA - PRATOCENTENARO - ISOLA

“Sono stato per 22 anni il Parroco della Bicocca”

“Sono stato per 22 anni il Parroco della Bicocca”

Don Giuseppe Buraglio

Lo scorso 1° giugno l’Arcivescovo di Milano ha accolto la rinuncia di Don Giuseppe Buraglio all’ufficio di Prevosto di San Giovanni Battista alla Bicocca e lo ha nominato Vicario Parrocchiale di San Giovanni Battista alla Bicocca e di Gesù Divino Lavoratore. Don Antonio Fico assume la carica di Prevosto di San Giovanni Battista alla Bicocca mantenendo la stessa carica per la Parrocchia di Gesù Divino Lavoratore. Augurando buon lavoro sia a Don Antonio che a Don Giuseppe pubblichiamo uno stralcio dell’ultimo numero di “Inviti e proposte”, foglio di informazione della Parrocchia di San Giovanni Battista, dove Don Giuseppe racconta i suoi 22 anni da Parroco, un periodo nel quale ha anche collaborato con il nostro giornale. E dato che comunque rimarrà in Bicocca ci auguriamo che lo farà anche in futuro. (Lorenzo Meyer) Era il 30 ottobre 1999 il giorno in cui iniziavo il mio effettivo ministero di Parroco in Bicocca. Del 15 ottobre era la nomina ad Amministratore Parrocchiale, del 1° novembre la nomina a Parroco, del 3 novembre la “presa di possesso canonica” in Curia. Il 4 novembre traslocavo e il 21 novembre facevo “l’ingresso solenne” alla presenza del Vicario Generale monsignor Giovanni Giudici. La mia “rinuncia” all’ufficio di Parroco della Bicocca porta la data del 1° giugno 2021. Sono dunque 22 anni di mia presenza in Bicocca come Parroco. Fino a quando Dio solo (e l’Arcivescovo!) lo sa, ma per il momento rimango ancora in Bicocca, con la qualifica di Vicario parrocchiale (non solo di Bicocca ma anche di Gesù Divin Lavoratore). Ricordo che nella brevissima omelia di quel 21 novembre vi dissi: voglio essere cristiano con voi e pastore per voi, perché ho bisogno innanzitutto io di crescere nella fede; per questo vi predicherò solo il Vangelo, e se non lo farò, siete autorizzati a lamentarvi. Credo di averlo fatto, di aver annunciato il Vangelo. Che poi personalmente il Vangelo l’abbia vissuto, questo non lo so! Anzi, direi proprio di aver fatto tanta fatica, come del resto ognuno di noi fa fatica ad essere fedele a questa Parola che ci mette in comunione con Dio e con i fratelli. Posso dire però di averci tentato, di aver fallito a volte ma anche qualche altra volta di aver vinto! Di sicuro posso dire di non aver avuto in Bicocca altra finalità che questa: annunciare e vivere il Vangelo. Questi 22 anni sono stati per me la vita, totalmente la mia vita. Non siete stati solo la mia comunità, siete stati la mia famiglia. E ancora lo sarete: non sarò più il papà della famiglia ma il nonno! Sono contento anche così. Anzi, data la mia età, va proprio bene così! Spero solo di comportarmi bene come nonno: se no, lo so, mi aspetta la… casa di riposo! Sono comunque fiducioso: io ce la metterò tutta per fare il bravo nonno ma anche voi mettetecela tutta per vedermi come nonno e non più come papà. In questi anni durante i quali sono stato vostro parroco ho privilegiato l’ascolto della Parola di Dio. Ho promosso iniziative vecchie e nuove dove la Parola di Dio ci fosse sempre come riferimento primo e ultimo di ogni nostro discorso. Mai abbiamo discusso o ragionato senza fare riferimento alla Parola. (..) Ho sempre pensato che la corresponsabilità fosse un valore grande da avere e da promuovere in continuazione. Gli altri preti miei collaboratori, le suore, i laici: sono state tutte voci che hanno potuto esprimersi e dare il proprio contributo nella crescita della comunità. Ho voluto di proposito lasciare molto spazio al lavoro dei laici. Nella nostra comunità ce ne sono tanti di buona volontà, anche con una buona formazione spirituale ed ecclesiale. Ho voluto perciò che queste persone avessero uno spazio di reale autonomia e non fossero dei semplici esecutori degli ordini del parroco. Ma anche perché il parroco non possiede tutti i carismi, quindi non sa fare sempre tutto quello che serve fare. Piuttosto deve avere il carisma della sintesi, così da tenere insieme il lavoro di ciascuno nella e per la comunità. Credo di aver seguito questa linea di azione pastorale, sempre, anche a rischio di essere frainteso; non volendo intervenire nel lavoro altrui, ho a volte dato la sensazione di non avere interesse per il lavoro dei gruppi e delle commissioni: non è stato così, è stato solo il desiderio di non condizionare neanche minimamente il lavoro dei laici, in qualche modo costringendoli a tirare fuori tutte le proprie risorse a vantaggio dei lavori in corso. Il consiglio pastorale è stato – almeno nelle mie intenzioni – il luogo della messa in comune del lavoro di tutti, senza forzature, senza indirizzi predeterminati. Certamente il parroco deve garantire l’ortodossia delle scelte pastorali e anche la loro opportunità, ma devo dire che non c’è mai stato bisogno da parte mia di interventi che raddrizzassero un tiro storto. Devo dire che non credo sia proprio passata inosservata la mia mania di ordine, di organizzazione, di precisione, in tutte le cose. È evidente quanto all’inizio abbia fatto le mie fatiche a istituire un calendario annuale delle attività, ad avere un foglio – Inviti e Proposte – che fosse una sorta di Gazzetta ufficiale della parrocchia, a organizzare la parrocchia a partire da un organigramma preciso che attribuisse specifiche responsabilità e tenesse conto dei rapporti tra le persone che lavorano per la parrocchia. Sovrapposizioni, pretese, gelosie, malintesi, nelle mie intenzioni andavano superati proprio a partire dalla chiarezza nella attribuzione dei compiti, facendo sì che ciascuno sapesse con chi e a che livello dovesse esprimersi la sua collaborazione. Credo che tutto questo abbia generato sì un parroco meticoloso e pedante, sempre pronto a correggere la minima imprecisione; credo però che si sia potuto anche godere di un lavoro chiaro e ordinato e quindi più scorrevole e meno faticoso per tutti. Infine, credo di aver dedicato tanto del mio tempo all’incontro con le persone, vicine e lontane. Ho sempre cercato di non dire mai: non ho tempo; piuttosto: non ho tempo in questo momento preciso ma ti ascolterò a breve. Ho sempre pensato, soprattutto per chi ha a che fare con la Chiesa solo sporadicamente – battesimi, funerali, matrimoni… – che incontrare le persone di chiesa disponibili e gioiose fosse la migliore pastorale dei lontani, dei non credenti, o degli ex credenti. Ho sempre pensato di dedicare il mio tempo non a riunioni che riflettessero sul come avvicinare i lontani ma ad incontrare i lontani nel momento in cui si facevano vicini. Mi ha sempre fatto sorridere il siparietto che racconta l’incontro di un lontano con il parroco, dove il parroco dice con fare frettoloso: vai via, adesso non ho tempo, devo fare una riunione per capire come fare ad avvicinare i lontani! Chiudo dicendo una cosa che è di precetto da dire perché la dicono tutti: vi chiedo perdono per gli errori che ho fatto. Però lo dico sottovoce, non perché non abbia fatto errori, ma perché, dirlo così, mi sa tanto di forzatura, e non fa parte del mio modo di fare. E poi, perché chiedere scusa se poi sarò ancora qui a farvi disperare? Grazie di tutto. E insieme lavoreremo con il nuovo parroco.

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