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A Gero si è spezzata la matita

A Gero si è spezzata la matita

Purtroppo una bruttissima notizia per tutti noi: Gero, il nostro caro Gero Urso, pochi giorni dopo aver creato la sua ultima vignetta per “Zona Nove”, è mancato ad Anna e a tutti i suoi tanti amici sinceri. Purtroppo la sua matita si è spezzata e a noi ogni mese, guardando la prima pagina del nostro giornale vuota dei suoi disegni fatati, rimarrà solo la nostalgia della sua bella arte, della sua simpatia, della sua voglia di scambi di idee e di sentimenti.

Ricordo di Gero e delle sue favole 

Sandra Saita

La morte  di Gero ci ha lasciati pieni di dolore. Noi redattori di “Zona Nove” siamo una grande famiglia e quando qualcuno viene a mancare o vive un problema siamo sempre uniti. Da tempo il caro Gero non stava bene… Ma in questi ultimi anni i suoi dipinti ci hanno entusiasmato come non mai. Tanto che un giorno alla cara Anna glielo ho detto: “cin Gero ogni volta mi sembra di vedere una fiaba”. Quando loro due sono venuti ad abitare in via Hermada li vedevo spesso. Erano gli anni in cui tutti i giorni passavo… ogni volta sempre il loro ciao. Ho una preghiera per lui che sono certa ora dipingerà sempre per i bambini… Ma penso anche ad Anna… sempre insieme… una coppia unita nell’amore e nel lavoro Una vita intera… Sono in amicizia con lei su faceboock, un amico delle ore della solitudine… e Anna tutti i giorni dà il suo buongiorno con pensieri, disegni, foto del passato e del presente. Ma oggi la sua pagina è muta… Sono le prime ore del nuovo giorno. Antichi Dei dicono che non bisogna chiamarli morti perché il loro corpo è ancora sulla terra fino a sepoltura… forse allora Gero mi sta ascoltando… Ciao…veglia su di lei… ora che la notte si fa sempre buia e, per magia… un circo pieno di colori e di pupazzi che danzano e portano luce ai nuovi giorni che verranno… Questa è la magia… che lascia la vita quando va oltre… e ci lascia il suo amore. Buona notte Gero Buona notte Anna Buona notte a tutti noi.

Con Gero la realtà diventa fiaba e la fiaba realtà

Teresa Garofalo – Valeria Casarotti

Affascinato dalla “bellezza” e sostenuto da un mondo interiore ricco di sentimenti e di valori, con la sua arte Gero Urso è riuscito a reinventare la realtà impreziosendola di suggestive poetiche atmosfere. Con il suo linguaggio moderno e sottilmente ironico, infatti, ha dato vita a una vaporosa visione della sua liricità, una figurazione pittorica fantasiosa e poetica che risponde a una personale ricerca del meraviglioso e del sogno, al limite del razionale. Una pittura figurativa la sua molto personale, frutto di un’attenta osservazione della realtà ma al tempo stesso surreale e travolgente, un’arte che con le sue magiche atmosfere anima le tele e alimenta le fantasie. Quelle che racconta attraverso i suoi dipinti sono infatti storie che diventano favole, ci incantano e risvegliando anche in noi adulti il senso del meraviglioso ci prendono per mano per condurci in un mondo visionario fatto di tenerezza e serenità, dove niente è impossibile. E lo fa con uno stile sorprendente e personalissimo, di impatto immediato, e con un profluvio di colori forti e smaglianti che ricordano quelli accesi e luminosi della terra siciliana che a lui ha dato i natali. Una pittura semplice solo in apparenza quella di Gero che induce al sorriso ma ha il potere di far pensare riflettere. Lo ricorderemo come grande artista e soprattutto come persona di eccezionale sensibilità, generoso, altruista che con la sua capacità di sorridere, ironizzare bonariamente e cogliere il lato positivo in ogni situazione ci ha trasmesso messaggi densi di saggezza e di poesia. Un amico indimenticabile.

Quando Gero era “ferroviere”

Sara Stefanell

Sono pochi giorni che Gero non c’è più e vorrei far conoscere a quanti lo hanno frequentato negli ultimi anni un altro aspetto della sua poliedrica personalità artistica e comunicativa. Parlo degli anni in cui Gero lavorava nelle Ferrovie dello Stato, in particolare della fine degli anni ‘80 e inizi ‘90. Le Ferrovie erano oggetto di una colossale riorganizzazione, che ha poi dato luogo al Gruppo FS che conosciamo oggi con le sue innumerevoli Società che all’epoca invece facevano parte di un tutt’uno. Gero aveva intuito il grande potere della comunicazione che allora, nella pubblica amministrazione, muoveva i primi passi, ed ebbe la possibilità di costituire una piccola Unità all’interno della Divisione in cui lavorava, con persone tutte fortemente motivate, e con loro avviare un viaggio nell’ambito della comunicazione ferroviaria a livello nazionale e locale. Si cominciò cosi a parlare delle ferrovie non solo per i suoi disservizi ma anche per ciò che offrivano al pubblico. Erano gli anni in cui i passeggeri da “utenti” venivano sempre più definiti “clienti”, nascevano le prime iniziative a sostegno dei portatori di handicap e così via. In quegli anni i manifesti, le brochures e quant’altro circolava in Italia portavano la firma di Gero, le sue immagini, ora disegni ora fotografie rielaborate erano alla base dei messaggi che si intendeva far arrivare alla clientela ferroviaria. Sono gli anni in cui Milano Centrale diventa il centro di numerose iniziative artistiche. Mai in Italia fino ad allora una stazione ferroviaria era stata intesa non solo come luogo di passaggio per centinaia di migliaia di viaggiatori al giorno, ma anche come luogo che avrebbe potuto offrire a quelle stesse persone momenti di intrattenimento e di svago. Questo piccolo gioiello ebbe termine quando Roma prese coscienza dell’alto potenziale di comunicazione che Milano esprimeva e piano piano svuotò la piccola Unità di contenuti accentrando nella capitale qualsiasi iniziativa. Se mai qualcuno un giorno studierà quegli anni di trasformazione delle Ferrovie dello Stato, scoprirà che a Milano questa piccola Unità diretta da Gero aveva intessuto un’ottima relazione con i giornali nazionali e locali, con le TV e con le radio locali e che nelle stazioni d’Italia troneggiavano i manifesti di Gero.

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