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A Niguarda una Pietra di Inciampo dedicata a Santo Bencich

A Niguarda una Pietra di Inciampo dedicata a Santo Bencich

L’appuntamento è per il prossimo 10 gennaio quando una Pietra di Inciampo sarà collocata in via Grivola 18 a Niguarda. Qui abitava Santo Bencich, con la moglie Virginia Bassi e la figlia Nella. Le Pietre di Inciampo sono un progetto monumentale europeo, nato nel 1995 su iniziativa dell’artista tedesco Gunter Demnig per tenere viva la Memoria di tutti i deportati nei campi di concentramento e di sterminio nazisti che non hanno fatto ritorno alle loro case. In Europa, dislocate in circa 2.000 città, ce ne sono più di 70mila. La proposta per questa nuova Pietra è partita dalla sezione Martiri Niguardesi dell’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) ed è stata accolta dal Comitato di Milano, presieduto da Marco Steiner, che dal 2017 ne ha collocate un centinaio. Santo Leonardo Giuseppe Bencich viveva a Niguarda e lavorava alla Breda come operario. Fu tra i promotori degli scioperi della prima settimana di marzo 1944 e per questo fu arrestato nella notte tra l’11 e il 12 marzo in una delle prime retate. Era nato in Istria a Parenzo, oggi Porec, nel 1900 ed era il quarto di tredici fratelli. Durante la Prima Guerra Mondiale viene chiamato nell’esercito dell’impero austro-ungarico, di cui l’Istria faceva parte ma, insieme al fratello maggiore Gigi, diserta e si arruola nell’esercito italiano. Terminata la guerra tutti i fratelli emigrarono: in America, in Francia, a Trieste e a Milano. Nella nostra città Santo trova lavoro alla Breda, frequenta il Partito Comunista dove conosce Virginia Bassi, attivista dell’Unione Donne Italiane e partecipante al Congresso di Livorno nel 1921 (dove fu fondato il PCI), che sposerà nel 1928. Vivono a Niguarda, al quinto piano di una casa di ringhiera, dove nel 1932 nasce la figlia Nella. Oggi il suo ricordo è lasciato alle nipoti Nadia e Sonia. “Non l’ho conosciuto ma il nonno è sempre stato presente nella mia vita. Nella corte era benvoluto da tutti – ci dice Nadia Cremascoli Bencich – adulti e bambini. Questi lo chiamavano l’uomo nero, perché tornava dal lavoro sporco di fuliggine e giocava con loro. Gli adulti perché era generoso e sempre disponibile ad aiutare tutti, divideva il cibo che riusciva a procurarsi in quegli anni duri. Anche lui soffriva la carenza di cibo ma il suo fisico, alto e all’apparenza sano, sembrava non soffrirne.” Dopo gli scioperi dei primi giorni di marzo 1944 molti operai vennero arrestati. Venivano chiamati in portineria e qui trovavano i militi fascisti o i nazisti della Gestapo, altri venivano arrestati a casa di notte. “Il nonno sapeva che prima o poi sarebbe toccato anche a lui – racconta con emozione Nadia – era quindi pronto per scappare ma rimandò la partenza per stare accanto alla moglie leggermente indisposta. La notte successiva fu arrestato, senza avere il tempo di salutare o di dire una parola a moglie e figlia. Noi nipoti non siamo mai riuscite a capire se compresero che non lo avrebbero più visto.” I giorni successivi la moglie e la sorella Nina lo cercarono, prima alla caserma di Turro e poi al carcere di San Vittore ma non poterono mai vederlo. Ricevettero alcuni biglietti di rassicurazione per quasi tutto il viaggio verso Mauthausen. Biglietti lasciati cadere e recapitati alla famiglia da persone gentili. Morì dopo pochi mesi, il 24 agosto, ma il telegramma alla famiglia arrivò in ottobre. “La notizia di questa Pietra di Inciampo – conclude Nadia – ci ha fatto un immenso piacere e ne siamo onoratissimi. Siamo felicissimi, intanto per l’atto in sé perché credo tantissimo nel valore della memoria ma soprattutto sono convinta che avrebbe avuto un significato immenso per mia mamma e anche per mia nonna”.

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