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Anche sul nostro territorio non c’è sicurezza nei posti di lavoro: Le vittime del profitto scendono in piazza

Anche sul nostro territorio non c’è sicurezza nei posti di lavoro: Le vittime del profitto scendono in piazza

Nella Giornata Nazionale in Memoria delle vittime delle stragi industriali e ambientali, sabato 9 ottobre si è svolta a Roma un’importante manifestazione di tutte le vittime delle stragi del profitto organizzati nel Comitato NOI, 9 Ottobre. Dal Vajont a Viareggio, dalla Torre Piloti al Ponte Morandi, dalle stragi sul lavoro e dell’amianto alle Terre dei Fuochi, dai lavoratori che lottano nei luoghi di lavoro per leggi sulla sicurezza e prevenzione ignorate, alle vittime che nei processi non trovano giustizia e assistono impotenti all’impunità dei responsabili dei crimini delle imprese. In questa giornata per la prima volta in Italia tutte le vittime dei disastri industriali e ambientali, che il più delle volte sono considerati “incidenti” o “calamità” ma che in realtà sono la conseguenza diretta di pratiche economiche mortifere messe in atto da imprese che agiscono a scopo di lucro, incuranti della sicurezza e della salute degli esseri umani, si sono unite in una manifestazione chiedendo giustizia. La giornata di lotta è cominciata con un presidio/sit in Piazza dei Santi Apostoli con interventi delle associazioni delle stragi ambientali e industriali. Dopo un incontro con stampa e TV è proseguita con un’assemblea pubblica aperta a tutti alle ore 15 nella Cappella Orsini, via Grotta Pinta 21 (vicino a Campo de’ Fiori). Come hanno affermato i promotori, questo è solo l’inizio di una lunga lotta per la giustizia che continuerà. All’appello, lanciato dalle vittime e dalle loro associazioni, che fra i promotori vede il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio di Sesto San Giovanni che vanta tra i suoi associati molti ex operai delle grandi fabbriche (Breda, Pirelli, ecc) e abitanti di Niguarda, hanno aderito centinaia di person. Insieme alle vittime, ai loro famigliari e cittadini, l’appello è stato sottoscritto anche da molte personalità, avvocati, ex giudici (Raffaele Guariniello e Felice Casson), professori universitari come Luca Masera e personalità dello spettacolo tra cui Renato Sarti, Bebo Storti e Moni Ovadia, avvocati come Laura Mara, Alessandra Guarini, Mirco Rizzoglio e molti altri. Nell’appello i promotori chiedono il riconoscimento dei diritti delle vittime delle stragi causate da attività economiche finalizzate al profitto. Rivendicano giustizia affinché non possano più accadere ferimenti, omicidi e stragi causati dalla ricerca del massimo profitto, dalla logica del business, dall’avidità che trasforma le imprese in attività criminali. Le vittime affermano che “questa economia uccide, bisogna cambiarla!”. Nel loro documento consegnato ad alcuni parlamentari, scrivono: “Siamo persone che non si rassegnano all’idea che legislazione e sistema giudiziario possano concedere l’impunità ai responsabili di tali crimini, in palese contrasto con quanto afferma la Costituzione italiana, l’iniziativa economica “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana” (Art.41) ”. Il Comitato NOI 9 OTTOBRE si batte per fare emergere la verità sulle cause dei disastri industriali, ambientali e delle malattie e delle morti in tutti i luoghi di lavoro (pubblici o privati). Per questo motivo lottano per leggi, normative e comportamenti responsabili, chiedono giustizia ora per ottenere più prevenzione in futuro, a favore dell’interesse generale e della civilizzazione del Paese. Hanno già ottenuto dal Parlamento un primo riconoscimento (sia pure simbolico e ancora equivoco) con l’istituzione della Giornata nazionale (il 9 ottobre) in memoria delle vittime dei disastri ambientali e industriali” (Legge 14 giugno 2011, n. 101). Ma ora c’è bisogno di porre mano concretamente alle normative esistenti che impediscono l’effettivo riconoscimento dei diritti delle vittime ed evitino l’esito inaccettabile della “prescrizione” per reati di questo tipo. Le vittime dei disastri industriali e ambientali e le loro associazioni lottano per far emergere la verità dei fatti e il riconoscimento dei loro diritti finora negati. In particolare rivendicano che la dignità delle vittime e il loro diritto a ottenere giustizia deve venire riconosciuto prima (o quantomeno, al pari) del diritto alla difesa degli accusati. Il diritto morale al riconoscimento della verità dei fatti non può in alcun modo essere “compensato” con il risarcimento economico del danno subito. Inoltre chiedono che sia posta fine a una pratica ricattatoria umiliante, che favorisce la parte in giudizio che ha più potere economico e si battono inoltre per il pieno riconoscimento dei diritti delle vittime previsto dalla Costituzione (art.111 sul “giusto processo”), attribuendo alle vittime del reato un ruolo specifico all’interno del processo penale che oggi queste non hanno. Anche sull’ambiente, le associazioni affermano che, “come ha dimostrato la pandemia provocata dal virus Sars-Cov-2, la salute di ogni persona è intimamente correlata alla possibilità di vivere e lavorare in un ambiente naturale salubre. In questo senso la prevenzione primaria è quella che minimizza i rischi sanitari, alimentari, idrogeologici, tecnologici e garantisce condizioni biogeofisiche armoniose. È quindi necessario che sia garantito non solo il diritto di ogni persona a vivere in un ambiente sano, ma che sia riconosciuto il diritto stesso della Natura (biosfera) a evolversi e rigenerarsi al riparo dalle aggressioni antropiche che stanno provocando un vero biocidio (cambiamenti climatici, perdita di biodiversità, inquinamenti di ogni tipo). La disponibilità del Governo Draghi a introdurre in Costituzione la nozione di “sviluppo sostenibile” va di molto precisata e ampliata, fino al riconoscimento della biosfera come bene comune inalienabile dell’umanità.

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