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Approvata la riforma sanitaria Fontana-Moratti Per le opposizioni gravi lacune evidenziate dalla pandemia

Approvata la riforma sanitaria Fontana-Moratti Per le opposizioni gravi lacune evidenziate dalla pandemia

Martedì 30 novembre, come da pronostico, è arrivato, con 48 voti a favore e 26 contrari, il via libera dal Consiglio regionale al progetto di legge di revisione del servizio sanitario che ha l’obiettivo di potenziare la sanità territoriale agganciandosi al PNRR. Favorevoli i gruppi di maggioranza (Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Noi con l’Italia, Lombardia Ideale e Polo di Lombardia), contrarie le opposizioni (Pd, Movimento 5 Stelle, +Europa, Azione, Lombardi Civici Europeisti). E così, dopo 16 giorni di sedute notturne, anche domenicali per la prima volta nella storia cinquantennale della Regione, 166 ore di dibattito, ma sarebbe meglio dire di battaglia, il Consiglio regionale ha approvato i 35 articoli che ridisegnano le linee guida della sanità Lombarda. I punti principali della riforma sono: • Approccio “One Health”, cioè stretta relazione tra salute umana, animale e ambientale e promozione di attività sportiva e motoria per un corretto stile di vita; • Equivalenza tra strutture pubbliche e private in “un’ottica di parità di diritti e doveri”; • Collaborazione con i sindaci per valorizzare la medicina del territorio; • Case di comunità: saranno 203 grazie ai fondi del Pnrr. Vi opereranno medici di medicina generale, infermieri di comunità, medici specializzati. Le case di comunità costituiranno “il punto unico di accesso alle prestazioni sanitarie e saranno il punto di riferimento per i malati cronici”. Il 40 per cento di esse verrà realizzato nel 2022, il 30 per cento nel 2023 e il restante 30 % entro il 2024; • Centrali Operative Territoriali: una per distretto, coordineranno i servizi domiciliari con gli altri servizi sanitari e si avvarranno di telemedicina e medicina digitale; • Ospedali di Comunità: avranno massimo 40 posti letto per degenze brevi e una gestione prevalentemente infermieristica; • Ambulatori territoriali: apertura di un migliaio di sedi con 30- 50 milioni di euro destinati ai medici di famiglia che vogliono associarsi e alla presa in carico di pazienti cronici. I medici di base che opereranno in queste strutture potranno fare diagnosi di base, come ecografie, elettrocardiogrammi e altre prestazioni, rimborsate dalla Regione. Un’altra quota andrà ai comuni per riadattare gli edifici in cui verranno creati gli ambulatori. Infine, una terza parte del fondo sanitario stanziato servirà ad acquistare la strumentazione fornita ai medici; • I distretti: copriranno al massimo 100 mila abitanti, salvo che nelle aree a scarsa densità abitativa dove si riferiranno ad ambiti di 20 mila abitanti. Il loro compito sarà di “valutare il bisogno locale, fare programmazione e realizzare l’integrazione dei professionisti sanitari. Vi troveranno posto le strutture territoriali previste dal Pnrr: gli Ospedali di Comunità, le Case della Comunità, la cui gestione può essere affidata ai medici di medicina generale anche riuniti in cooperativa, le Centrali Operative Territoriali. Che cosa sostiene l’opposizione: Ecco alcuni stralci delle dichiarazioni dei consiglieri regionali del Pd Fabio Pizzul e Carlo Borghetti rilasciate durante questi giorni di maratona d’aula che ha portato all’approvazione della riforma. • Fabio Pizzul: “A una legge che aumenta la confusione e non risolve i problemi ormai cronici di una macchina sanitaria troppo ingarbugliata e farraginosa, dimenticandosi dei problemi reali dei cittadini lombardi e distruggendo una storica cultura della cura autenticamente lombarda, il PD non può che votare contro. In questi anni avete separato ciò che doveva essere unito o comunque in relazione: sanitario e sociosanitario, ospedale e territorio, medici di medicina generale e sistema sanitario, pubblico e privato, enti locali e strutture sanitarie, cittadini che hanno risorse e cittadini che non le hanno, territori ricchi e territori poveri (anche in sanità). Vi abbiamo raccontato la nostra idea di sanità e vi siete arroccati sulla vostra ideologia sanitaria rendendo ancora più grave e sbagliata la vostra scelta perché rimandate l’applicazione di molte delle cose che scrivete in questa legge alla prossima legislatura. Il voto segue sedici giorni di discussione in Aula, comprese alcune notturne e una seduta domenicale, in cui il Pd ha spiegato in dettaglio le proprie critiche all’attuale modello di sanità vigente in Lombardia e, soprattutto, ha illustrato la propria proposta alternativa, incentrata sull’universalismo, sul potenziamento della medicina territoriale, sulla capacità di ascoltare i bisogni di salute dei cittadini, per prevedere e programmare l’offerta e sul riequilibrio dei rapporti tra la sanità pubblica e la sanità privata.” Carlo Borghetti: “Non è una riforma, quella di Fontana e Moratti, perché non aggiusta l’impianto Ats-Asst voluto da Maroni nel 2015, che non ha funzionato. E non ci voleva la pandemia per dimostrarlo: la Lombardia è l’unica regione in Italia che ha cancellato le Asl, affossando la sanità territoriale. Mi preme sottolineare un tema incredibilmente lasciato indietro dalla Regione negli ultimi 20 anni e cioè il sociosanitario, vale a dire i servizi per minori, per persone disabili, fragili e anziane. È necessario ridare centralità a questi servizi, perché se non si prende in carico il disagio e la non autosufficienza dall’esordio, si finisce per avere persone più malate e anche più costose da curare. L’attenzione al sociosanitario deve essere nella programmazione e nella distribuzione delle risorse, ma anche nella definizione degli standard strutturali e gestionali da aggiornare. La compartecipazione degli utenti al costo delle rette non deve coprire i costi sanitari, che per legge devono essere a carico del sistema. La remunerazione ai gestori deve essere correlata alla qualità del servizio. Va sviluppata una vera e propria medicina della disabilità per garantire il diritto alla salute dei fragili. E le risposte agli anziani devono riguardare l’intera filiera: dalle badanti all’assistenza domiciliare, dagli alloggi protetti ai centri diurni, per arrivare solo dopo alle Rsa. Tutti punti che la proposta Moratti-Fontana non tocca. La gran parte dei servizi è tenuta in piedi dal Terzo Settore e dal privato sociale, in cui va distinto tra erogatori profit e non-profit, che non sono uguali e vanno trattati diversamente, così come la legge non può affermare l’equivalenza tra pubblico e privato, che non esiste. E quando il privato prende i soldi pubblici deve rispondere alla programmazione pubblica basata sui bisogni di salute dei lombardi. Ma tutto questo a Palazzo Lombardia non si fa e la proposta in discussione non lo dice. Credo che ci sia una sola soluzione per i lombadi: cambiare il Governo regionale il prima possibile”.

  

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