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Sull’andamento della pandemia intervista a Marco Bosio, direttore del Niguarda

Sull’andamento della pandemia intervista a Marco Bosio, direttore del Niguarda

• Il 2020 e il 2021 sono stati caratterizzati dalla pandemia. Può tracciare un bilancio di quanto ha fatto il Niguarda per fronteggiare il Covid? È stato più devastante il 2020 o il 2021?

Il Niguarda è sempre stato in prima linea nella gestione della pandemia, fin dal febbraio del 2020. La seconda ondata, dall’autunno del 2020 fino al marzo 2021, è stata complessa e pesante. Arrivavamo da un periodo – quello estivo – durante il quale la condizione generale era migliorata ed eravamo riusciti a riprendere tutte le attività ambulatoriali e chirurgiche ridotte a causa dell’emergenza. Ma ad ottobre 2020 c’è stato un incremento vertiginoso dei ricoveri e nel giro di pochi giorni siamo precipitati in una ondata pandemica forse più pesate della prima. Rispetto all’inizio del 2020, però, il sistema sanitario era pronto a reagire, avevamo un piano di attivazione di posti letti, dispositivi medici, respiratori e cure già sperimentate. Con l’impegno di tutto il personale, abbiamo portato avanti parallelamente l’attività di contrasto alla pandemia con l’attività di routine. Oltre alla gestione dei casi ricoverati presso il nostro ospedale, ci siamo fatti carico anche di assistere pazienti ricoverati presso la terapia intensiva allestita alla Fiera di Milano. Giunti, poi, a fine 2020 abbiamo avuto – finalmente – la possibilità di lavorare sulla prevenzione. Grazie all’arrivo in Italia delle prime dosi di vaccino, fin dal 27 dicembre 2020 ci siamo attivati per effettuare la somministrazione del siero, prima al personale sanitario, poi ai pazienti più fragili e infine a tutta la popolazione vaccinabile. Abbiamo così “retto l’urto” della seconda e terza ondata e, a partire dal settembre 2021, siamo riusciti anche a potenziare l’attività chirurgica e ambulatoriale “no-covid” per cercare di compensare quanto purtroppo perso nel 2020.

• Niguarda, pur essendo uno degli hub Covid, è un ospedale in grado di offrire cure per quasi tutte le patologie: siete riusciti a fare convivere queste due missioni?

Nel corso della prima ondata, purtroppo, l’80% dell’ospedale è stato concentrato sui pazienti covid. Nel marzo 2020, come tutte gli altri ospedali lombardi, abbiamo sospeso le attività non urgenti. Abbiamo, però, continuato a garantire la presa in carico dei pazienti urgenti e siamo stati identificati da Regione centro di riferimento per le emergenze neurologiche, neurochirurgiche e per i traumi. Inoltre, nonostante la relativa riduzione delle donazioni di organi, con notevoli sforzi organizzativi negli stessi giorni della prima ondata abbiamo fatto numerosi trapianti. Nel 2021 tutta la macchina organizzativa si è mossa per cercare di continuare ad assicurare le cure a tutti i pazienti e da settembre abbiamo anche aumentato l’attività ambulatoriale e chirurgica rispetto al 2019, allargando la fascia oraria per le visite ambulatoriali, aprendo anche al sabato e aumentando il numero di sedute operatorie. •

Nelle ultime settimane, il virus pare abbia rialzato la testa. Qual’è la situazione in ospedale? Le terapie intensive sono in sofferenza? Chi sono i pazienti attualmente ricoverati, anche nei reparti ordinari? Nota differenze fra vaccinati e non vaccinati?

La situazione del novembre 2021 è molto diversa da quella del novembre 2020. In questi giorni abbiamo una media di 30 pazienti ricoverati, tra degenza ordinaria e terapia intensiva, contro i 320 del 2020. La differenza in questo anno è da ricercare nella protezione offerta dal vaccino, che ha messo in sicurezza la maggior parte della popolazione contro forme gravi di covid. Il virus, però, sta ancora circolando, il numero dei contagi aumenta e di conseguenza un lieve incremento lo vediamo anche in ospedale. Questo dipende da vari fattori, tra cui sicuramente la presenza di persone non vaccinate, ma anche un lieve calo della protezione del vaccino e poi l’atteso andamento della curva epidemica con la stagione invernale, che predispone di per sé a un aumento della circolazione. Circa l’80%, comunque, delle persone che in questo momento sviluppano una forma grave di malattia, tale da richiedere un ricovero ospedaliero, non è vaccinata.

• Che 2022 dobbiamo aspettarci? Quali suggerimenti dà ai nostri lettori per evitare il contagio?

Come abbiamo detto, la situazione di oggi, seppur meritevole di grande attenzione, è molto diversa da quella del 2020, grazie alla campagna vaccinale e all’esperienza acquisita in campo terapeutico e organizzativo. Abbiamo anche imparato, purtroppo, che questo virus è imprevedibile, quindi è difficile fare delle previsioni certe. Quello su cui mi sento sicuro è però l’impegno e la professionalità che i nostri operatori continueranno a garantire ai pazienti. Ai cittadini, invece, consiglio di rispettare sempre le misure di prevenzione e protezione consigliate dagli organi competenti, di avere fiducia nel nostro sistema sanitario e nella ricerca scientifica. In questo momento, in particolare, inoltre è importantissimo proseguire con la campagna vaccinale e arrivare a una buona copertura con il richiamo della 3 dose, affinché si possa superare l’inverno in sicurezza.

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