I canti di protesta e di lotta in un libro di Antonio Masi

Il libro si intitola “Suoni ancestrali, canti di protesta e della speranza”. Ne pubblichiamo la prefazione di Renato Cenati Presidente ANPI provinciale di Milano

Il libro di Antonio Masi è un racconto lla storia del nostro Paese attraverso i canti. L’obiettivo che l’ Autore si propone è di partire da percorsi diversi per recuperare i valori resistenziali, oggi estremamente attuali. Si parte infatti da lontano: dalle nenie degli zampognari che scendevano dai paesi montani per le festivita natalizie o per le fiere. L’attenzione si con centra sul mondo agro-pastorale e sui rapporti di sudditanza e rassegnazione da parte dei contadini di fronte alle ingiustizie. È come rileggere il mondo di Fontamara di Ignazio Silone e, mezzo secolo dopo, la vita che si svolgeva a Guardialfiera descritta da Francesco Jovine. Fontamara e Guardialfiera sono due paesi che si somigliavano nella loro dram maticita, isolati sulle alture a simboleggiare tutti i paesi montani abbandonati dove non arrivava neanche l’eco dei sommovimenti che avvenivano in citta. Si giunge poi agli inizi dell’Ottocento, secolo nel quale si assiste a una graduale presa di coscienza dello sfruttamento da parte di mondine e di operai. Nascono cosi i canti di lotta e di protesta. Ed ecco i canti scaturiti nei momenti di riposo nelle brigate partigiane e pagine di letteratura e poesie scritte anche dopo la Liberazione. Il libro, rivolto soprattutto alle giovani generazioni, costituisce un importante contributo per il recupero della Memoria e della storia del nostro Paese, troppo spesso rimossa e dimenticata. Mase si rimuovono le tragedie del No vecento provocate dal nazifascismo, la storia potrebbe ripetersi. La concezione della politica come servizio al bene comune, il costante richiamo al valore della solidarieta, costituisce uno dei messaggi piu alti della Resistenza italiana, messaggio estremamente attuale nella drammatica crisi sanitaria, sociale ed economica attraversata dal nostro Paese. Ogni anno i Combattenti per la Liberta ci chiamano per verificare cosa è rimasto di vivo della Resistenza nelle nostre coscienze; se veramente, da quel che di nuovo accadde allora nel mondo, qualcosa si è rinnovato dentro di noi o attomo a noi, oppure, se chiuso quel periodo, tutto è ritomato e ritomera come prima. Il loro sacrificio ci obbliga a un profondo esame di coscienza. Se a Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah, preziosa testimone delle nefandezze del nazifascismo, viene assegnata la scorta per le continue minacce ricevute, vuol dire che qualcosa di estremamente grave si è verificato nella societa contemporanea. Il sacrificio dei Combattenti per la Liberta rappresenta per noi, quindi, un forte monito a contrastare il riemergere dei nazionalismi all’origine della Prima e della Seconda guerra mondiale, il ripresentarsi di movimenti neofa scisti e neonazisti, le chiusure egoistiche, la preo cupante deriva xenofoba, razzista e antisemita che attraversa il mondo intero e il nostro stesso Paese. Grazie a questo originale contributo sui canti di protesta e di lotta, si richiamano i valori fondanti della democrazia repubblicana, sanciti nella nostra Carta Costituzionale, l’eredita piu preziosa della Resistenza italiana.