GIORNALE DI NIGUARDA - CA' GRANDA - BICOCCA - PRATOCENTENARO - ISOLA

“Serve isolare la Russia, colpirla con le sanzioni, sostenere la difesa militare degli ucraini e accogliere le centinaia di migliaia di profughi in fuga dalla guerra”

“Serve isolare la Russia, colpirla con le sanzioni, sostenere la difesa militare degli ucraini e accogliere le centinaia di migliaia di profughi in fuga dalla guerra”

Dopo 80 anni consideravamo la pace un dato di fatto scontato. Purtroppo l’aggressione della Russia di Putin all’Ucraina ha riportato una vera e propria guerra nel cuore del nostro continente. Il tentativo di conquistare e asservire il popolo ucraino ha un significato che va oltre i Paesi coinvolti direttamente nel conflitto, coinvolge tutta l’Europa perchè cerca di mettere in discussione la stessa idea di rapporti internazionali e di democrazia che conosciamo. Come è successo per la pandemia, anche questa volta l’Europa si è unita e, mettendo da parte gli interessi nazionali, si sta impegnando a difendere e sostenere il governo e il popolo ucraino. Di fronte ad una aggressione subita da un intero popolo, che ha sconvolto la vita di milioni di persone, provocando la perdita di troppe vite umane, colpendo i civili inermi e creando milioni di profughi, l’Europa e l’occidente stanno, come è giusto, reagendo per aiutare gli aggrediti. Serve isolare la Russia e Putin, colpirla economicamente con le sanzioni, sostenere la difesa militare degli ucraini, senza entrare direttamente nel conflitto e accogliere le centinaia di migliaia di profughi in fuga dalla guerra. Indebolire e colpire economicamente Putin è la condizione per ridare forza alla diplomazia e ricreare le condizioni per la pace. Come ha detto il nostro Presidente del Consiglio Mario Draghi in Parlamento, per costruire un futuro di pace serve reagire per difendere le nostre democrazie e la nostra sicurezza, riaffermando l’idea che i confini non possono essere messi in discussione da interventi militari che ci riportino all’Europa di prima della fine della seconda guerra mondiale quando il nostro continente era continuamente la scenario di conflitti e violenze. È chiaro che, mentre non è ancora terminata la pandemia, sostenere le sanzioni significherà per tutti i Paesi europei dover far fronte a nuovi sacrifici. In particolare, per il nostro Paese, dovremo fronteggiare una crisi energetica dovuta al fatto che dipendiamo in maniera significativa dalla Russia per le forniture di gas e petrolio. Il Governo ha già definito un piano per far fronte a questa emergenza, aumentando la produzione di gas in Italia, stringendo accordi con altri Paesi, a partire dall’Algeria, per ottenere nuove forniture e accellerando la transizione verso l’aumento della produzione da energie rinnovabili. Come si sta già facendo, per ridurre il peso degli aumenti dei costi delle bollette, serviranno investimenti pubblici per sostenere imprese e occupazione con l’obbiettivo prioritario di aiutare i più deboli ed evitare che questa nuova crisi comporti nuovi costi sociali ed un ulteriore aumento delle diseguaglianze. Su questo fronte, nella drammaticità del momento, c’è una buona notizia per il nostro Paese: pochi giorni fa l’Unione Europea ha sbloccato la prima rata del PNRR, 21 miliardi che finanzieranno i primi progetti e potranno aiutare a sostenere l’economia e l’occupazione. È un risultato importante, frutto del raggiungimento degli obbiettivi di riforma a cui era condizionato questo finanziamento. Le riforme della giustizia, della pubblica amministrazione, degli appalti hanno contribuito ad ottenere queste risorse e, allo stesso tempo, hanno consentito nuove assunzioni, sia nel pubblico sia nel privato.

CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn