Un mese incredibilmente ricco di spettacoli di grande interesse quello di aprile, in cui avremo la possibilità di assistere a pieces ormai conosciute e premiate a livello nazionale e ad altre più recenti, ma non meno interessanti e pregevoli. Inserito in Invito a Teatro dal 1° al 10 sul palcoscenico del Teatro della Cooperativa tornerà “Mai morti”, scritto e diretto da Renato Sarti e interpretato da Bebo Storti. Il protagonista, un fascista mai pentito, stimolato da alcune vicende tragiche della nostra storia appena passata e di quella recente, rievoca con delirante nostalgia alcune “belle imprese” del Ventennio. Un monologo questo per ricordare che la parola antifascismo ha ancora un profondo motivo di esistere. L’11 del mese avremo “Cabaret” di e con Flavio Oreglio, uno spettacolo basato su documenti dell’Archivio Storico del Cabaret italiano e sulle ricerche del Centro Studi Musicomedians. Dal 20 al 24 aprile tornerà in scena “Nome di battaglia Lia”, un meritatissimo omaggio alle donne di Niguarda durante la Resistenza, al loro coraggio, alla loro forza e al loro sacrificio. Basato su testimonianze dirette, il testo di Renato Sarti racconta uno degli episodi più toccanti del 24 aprile 1945, il giorno della liberazione per il nostro quartiere e della tragica morte di Gina Galeotti Bianchi, nome di battaglia “Lia” uccisa con il suo bimbo non ancora nato, dai nazisti in fuga da Milano. Il ritratto di questa giovane attivista della resistenza, nel testo di Sarti è accompagnato dalla fotografia della gente niguardese che, pur in guerra, affronta il vivere quotidiano con forza e coraggio. L’ultimo spettacolo sarà “Bartleby, memorie di uno scrivano”, con Luca Radaelli, Gabriele Vollaro e la regia di Renato Sarti. In scena dal 26 al 30 aprile la storia, tratta da un romanzo breve di Herman Melville, è ambientata a Wall Street e si sviluppa attorno al contrasto tra il mondo volto alla conquista del potere economico e quello del giovane scrivano Bartleby che si rifiuterà di eseguire i compiti lavorativi affidatigli dal suo principale, finendo pian piano col rifiutarsi financo di vivere. Una storia inquietante, misteriosa, kafkiana che pone tante domande e lascia le risposte agli spettatori.