Applausi al Teatro della Cooperativa per “Temolo”. Il testo, la regia e musiche sono di Dino Vollaro

QuintAssenza Teatro ha debuttato con “Temolo (Xé qua che i ga copà to pare)” al Teatro della Cooperativa di via Hermada, il 23 marzo scorso e con una successiva replica al Teatro Blu di via Cagliero, il 2 aprile. È uno spettacolo di Dino Vollaro dedicato a Sergio Temolo, figlio di Libero, uno dei 15 partigiani martiri fucilati in piazzale Loreto il 10 agosto 1944 durante la seconda guerra mondiale. Sergio è deceduto il 31 gennaio di quest’anno ed ha collaborato attraverso diverse interviste da parte del regista, alla realizzazione dello spettacolo, a cui però purtroppo non è riuscito ad assistere. Sergio Temolo faceva parte del comitato provinciale dell’Anpi e da sempre partecipava alle iniziative sulla memoria, testimoniando la sua esperienza. Roberto Cenati, presidente ANPI di Milano, così lo ha ricordato: “Era riferimento fondamentale per tutti noi. Con Sergio perdo un amico, al quale mi rivolgevo nei momenti difficili della mia presidenza all’Anpi provinciale. Sergio sapeva ascoltare, dare consigli, rasserenare. Mancherà a me, all’Anpi, alla sua Mila-no”. Lo spettacolo dedicato a lui è stato emozionante e commovente, interpretato in modo eccellente dai tre attori protagonisti: Lorenzo Falchi, Michele Lavelli e Giorgia Paolillo (sostituita egregiamente all’ultimo momento per il debutto del 23 marzo per un problema di salute, dalla costumista dello stesso spettacolo Cecilia Braga) i quali frequentano la scuola di teatro e doppiaggio della compagnia teatrale “Quelli di Grock”. Sono riusciti ad interpretare diversi personaggi usando la loro magnifica versatilità, portandoci indietro nel tempo e facendoci immedesimare nelle storie appassionate come se stessimo condividendo le gioie, i timori e le scelte importanti di quella bella e numerosa famiglia a cui Sergio apparteneva, che lo ha educato secondo i valori della Resistenza poiché suo malgrado era diventato partigiano già a 14 anni. I Temolo di Arzignano (VI) erano una famiglia enorme, degna dei grandi romanzi ottocenteschi, animata fin dai primi anni del XX secolo da ideali di giustizia e libertà nella loro quotidiana Resistenza.

Abbiamo chiesto al regista quando nasce l’idea di mettere in scena la storia di Sergio Temolo.

“Xé qua che i ga copà to pare” nasce dalla ricerca di una chiave di lettura e di un punto di osservazione dal basso verso l’alto della Resistenza, dai bambini e il loro sguardo sulla Resistenza”, dice Dino. “Da tempo ero alla ricerca di una storia da raccontare, perché è un delitto inventare storie quando ce ne sono migliaia che aspettano ancora di essere raccontate. Quando nel novembre 2019 QuintAssenza Teatro e Quelli della Cassinis propongono una lettura teatrale sugli scioperi alla Pirelli del 1944, a conclusione dello spettacolo prende la parola Sergio Temolo. Ho subito pensato che fosse il caso di inseguire quel signore e così, insieme a Fiorenzo Dall’Occo ed Enrico Borg ho preso i primi contatti. Purtroppo la pandemia poi ci ha bloccato, altrimenti sarebbe stato realizzato prima”.

Ha condiviso quindi le idee della messa in scena direttamente con Sergio?

“Sì, certamente! Mandavo a Sergio dieci pagine di copione alla volta, per avere la sua approvazione. Lui mi ha dato consigli e suggerimenti riferendosi ai fatti reali della sua vita e alla sua esperienza diretta. Le riflessioni sulla Resistenza invece nel testo sono le mie. Originariamente il copione era di 51 pagine, poi scremato a 39”.

È stato molto difficoltoso passare dalla carta alla messa in scena? 

”È stata una bellissima esperienza ed anche una grossa responsabilità perché ho cercato di raccontare la storia più fedelmente possibile senza inventare nulla, anche se un po’ di fantasia entra sempre nel testo di uno spettacolo. Impossibilitati ad incontrarci nel periodo della pandemia, nel corso di lunghe telefonate mi sono tuffato nelle storie di Sergio: quelle nitide, quelle sbiadite, quelle nascoste, quelle presunte. Mi sono ritrovato fra le mani una mole di ricordi e di sentimenti indescrivibile: undici figli, un padre orologiaio che fa il fornaio, prima moglie, seconda moglie e una moltitudine di nipoti. Mio figlio Gabriele, l’aiuto-regista, mi ha aiutato davvero molto e ringrazio tanto anche Renato Sarti per la consulenza artistica e Mario Aquino per la realizzazione della sceneggiatura”.

Sergio ha fatto in tempo a sapere che lo spettacolo fosse pronto?

“Sì, ha fatto in tempo. Purtroppo è morto due mesi prima della presentazione a teatro. Non finirò mai di ringraziarlo affettuosamente per avermi raccontato la storia della sua vita perché c’è tanto da imparare e da ammirare; storia che lui ha cominciato a raccontare solo dopo aver compiuto 60 anni. Fino a quel momento aveva tenuto dentro tutta la sua tristezza”.

Ci saranno altre repliche?

“Sì! Due repliche sono state già fissate: la prima sarà il 22 aprile presso l’Auditorium del Municipio 8 e l’altra a fine maggio alla Casa della Memoria. Poi un’altra si terrà ad Arzignano, nel paese natale di Sergio e spero che ce ne saranno altre ancora! Nel frattempo finisco di ringraziare tutti coloro che hanno lavorato per la realizzazione e la buona riuscita dello spettacolo: Jacopo Gussoni alle luci; Gabriele Paganoni al pianoforte; Andrea Vollaro al violino; Enrico Borg, Rossella Mella e Fiorenzo Dall’Occo all’organizzazione… e tutti i numerosi partecipanti”.