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“Oggi di fronte alle stragi degli ucraini è evidente che c’è un popolo aggredito e che battersi per la pace non può che significare stare a fianco di chi difende il proprio diritto ad esistere come popolo, nazione e democrazia”

“Oggi di fronte alle stragi degli ucraini è evidente che c’è un popolo aggredito e che battersi per la pace non può che significare stare a fianco di chi difende il proprio diritto ad esistere come popolo, nazione e democrazia”

La speranza che l’aggressione russa all’Ucraina terminasse in pochi giorni non si è realizzata. La guerra dura ormai da oltre un mese e coinvolge, in modo disumano ed inaccettabile, la popolazione civile. Meno appaiono efficaci le operazioni militari sul terreno e più Putin ha scelto di bombardare le città, accanirsi sui civili, uccidere a sangue freddo civili indifesi, terrorizzare persone inermi lasciandole, in molte città, senza acqua, cibo e al freddo. Non credo esista nessuna giustificazione per le migliaia di morti civili ed i milioni di profughi che sono frutto di una volontà di dominio e di potere che fa scomparire ogni principio di umanità e di pietà. Si può discutere tutto, se ci fosse qualcosa che si poteva fare e non si è fatto per evitare la guerra e ci sarà tempo per farlo, ma oggi di fronte all’orrore che ci coinvolge e ci riguarda è evidente che c’è un aggressore e un popolo aggredito, che battersi per la pace non può significare accettare la prepotenza di chi vuole togliere diritti e libertà ma significa stare a fianco delle vittime e di chi difende il proprio diritto ad esistere come popolo, nazione e democrazia. L’Europa, ancora una volta di fronte ad una emergenza, come è stato per la pandemia, ha ritrovato unita ed una capacità di azione comune, ancora una volta appare chiaro come sia interesse di ogni nazione scegliere di rafforzare l’iniziativa europea per avere più forza e rispondere ad un’aggressione che è anche contro l’Europa stessa e le democrazie liberali. Anche di fronte alla guerra non hanno prevalso i singoli interessi nazionali ma la necessità di dare una risposta comune, più forte perché condivisa sui tre fronti aperti: l’accoglienza dei profughi, le sanzioni economiche alla Russia e l’aiuto militare alla resistenza Ucraina che si può solo tradurre nell’invio di armi visto che ogni altro coinvolgimento sul terreno comporterebbe una escalation pericolosa e scenari ancor più pericolosi. È evidente che tre milioni di profughi non possono essere un problema solo dei paesi confinanti, così come è chiaro che le sanzioni economiche per essere efficaci hanno bisogno di essere applicate da tutti i paesi occidentali e anche la crisi energetica che stiamo affrontando ha bisogno di essere affrontata nella dimensione europea, insieme, per contenere le conseguenze economiche e soprattutto sociali che sta già producendo. È evidente che la dipendenza energetica dalla Russia è un problema grande e che riguarda tutta l’Europa. L’accordo fatto al recente vertice europeo per contrattare il prezzo del gas come Unione Europea è un primo risultato europeo che può dare vantaggi a tutti, ma serve di più oggi, fissando un tetto comune ai prezzi, e soprattutto guardando al futuro per liberarsi in pochi anni della dipendenza dal gas russo e trovare altri fornitori, estrarre più combustibile dagli impianti italiani e aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili e dall’idroelettrico. Certamente nei prossimi mesi l’impatto complessivo della guerra sarà significativo e rischierà di colpire tante famiglie: l’aumento delle bollette, delle materie prime e dei prodotti agricoli stanno producendo una crescita dei prezzi significativa e riducendo tanto il potere di acquisto delle persone col rischio di aumentare difficoltà e diseguaglianze. In queste settimane il Governo ed il Parlamento hanno fatto alcune scelte per ridurre i disagi prodotti dall’inflazione: innanzitutto si sono temporaneamente cancellate alcune accise sulla benzina, riducendo significativamente il prezzo alla pompa, in secondo luogo si sono previsti sostegni per i redditi medio bassi per ridurre il costo delle bollette e si sono finanziate queste misure e altre a sostegno delle imprese tassando le entrate extra delle aziende che hanno beneficiato degli aumenti dei costi energetici e potuto guadagnare di più sulle materie prime comprate prima e vendute dopo gli aumenti. Queste misure andranno migliorate nelle prossime settimane ma, ovviamente gli effetti della crisi saranno condizionati da due fattori decisivi: la capacità del Paese di utilizzare al meglio i soldi del Pnrr per sostenere l’economia e l’occupazione e la durata della guerra che tutta la comunità internazionale deve impegnarsi a ridurre il più possibile nell’interesse, soprattutto, del popolo ucraino, senza arretrare dai principi della democrazia e del diritto internazionale.

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