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Addolorati, ricordiamo Michele Michelino, scomparso il 21 aprile scorso

Addolorati, ricordiamo Michele Michelino, scomparso il 21 aprile scorso

Michele Michelino ha fatto parte per anni della redazione “Zona Nove”; siamo onorati per questo e contenti di averlo conosciuto. Sempre puntuale alle nostre riunioni, era un piacere incontrarlo, con la sua aria così pacata e gentile. La notizia della sua morte ci ha lasciati sgomenti ed il pensiero di lui e del suo modo di essere, ci ha trovati d’accordo all’unanimità nell’affermare che se anche lui non ne fosse a conoscenza per la sua discrezione e semplicità, lo abbiamo stimato ed ammirato costantemente. Michele, infatti, era una persona onesta, leale e garbata, che ha saputo difendere con le parole e i fatti, i suoi ideali di giustizia e di legalità. Tutti in redazione lo consideravamo un amico, una persona con la quale bastava semplicemente incrociare lo sguardo per condividere e rivivere ideali profondi. Aveva 73 anni. Era stato operaio alla Pirelli, alla Breda di Sesto San Giovanni ed elettricista al Comune di Milano. Ricordiamo la sua costanza ad occuparsi delle lotte contro le stragi d’amianto e di questo scriveva sempre su “Zona Nove”, aggiornandoci sulle udienze in cui era sempre presente. Non perdeva mai un processo. Era generoso, determinato e preciso. In quelle aule lo conoscevano tutti, dai cancellieri ai magistrati. Si indignava moltissimo, quando veniva decisa una assoluzione – e a Milano sono state tante, quasi tutte – per i dirigenti delle varie aziende accusati, negli anni, di non avere tutelato la salute dei lavoratori. Ogni volta che succedeva, insieme ai compagni del “Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio”, per cui spesso si costituiva parte civile nei processi, tirava fuori un cartello di protesta contro i giudici. Gridava insieme a loro: “Vergogna, vergogna, questi lavoratori sono stati uccisi un’altra volta”. Però all’udienza successiva c’era sempre, e sperava dicendo: “Stavolta ce la facciamo”. È stato un compagno straordinario, a detta di tutti coloro che l’hanno conosciuto. Quella di Michele è stata una lotta inflessibile ed oggi più che mai la lotta allo sfruttamento nei luoghi di lavoro, la lotta per l’affermazione dei diritti nei luoghi di lavoro, porta indelebile il suo nome, la cui figura è stata e resterà un punto di riferimento importante! Lo ringraziamo per la sua naturalezza e spontaneità e per le sue lotte convinte per le cause giuste. Gli dobbiamo molto! A Sesto San Giovanni, il 30 aprile, è stata dedicata a Michelino la manifestazione per i morti sul lavoro. Dopo 25 anni, per la prima volta, alla lapide di via Carducci lui non era presente. Lui che dal 1997, ogni ultimo sabato di aprile ha commemorato gli operai sestesi uccisi dall’amianto e le migliaia di morti sul lavoro, stavolta è stato ricordato proprio dalle associazioni di tutta Italia che incontrava ogni anno alla manifestazione che lui stesso organizzava. Michele ha contribuito a fondare il coordinamento ‘Tanta salute a tutti’ per unire tutte le realtà che si battono per una sanità pubblica e non mercificata. “È stata una colonna del movimento operaio italiano”, “il protagonista di 50 anni di lotta di classe”, “uno di quei compagni indispensabili, per parafrasare Bertolt Brecht”: così è stato definito Michelino alla manifestazione del 30 aprile, una vita nella fabbrica, da quando a 16 anni entrò in Pirelli per poi arrivare al reparto Forgia della Breda, il più terribile, quello dove si moriva, uno dopo l’altro, soprattutto per mesotelioma pleurico. Era sempre in attività. Organizzava iniziative, scioperi, proteste, per parlare di sicurezza dei luoghi di lavoro e per denunciare gli omicidi e le malattie professionali. I suoi comunicati si chiudevano spesso con la stessa frase: “Solidarietà a tutte le vittime del profitto”. “La sua battaglia contro l’amianto è iniziata alla Breda, perché gli operai morivano tutti per lo stesso motivo” – ha raccontato Daniela Trollio, sua compagna di vita e di lotta per 52 anni -. “e a scoprirne la causa sono stati gli operai stessi, perché gli operai non sono solo quelli che sanno usare le mani, sono anche quelli che ragionano. Michele ha portato alla luce la condizione in cui quella che viene definita la manodopera era costretta a lavorare di giorno in giorno in condizioni precarie. È morto Michele, ma oggi ricordiamo i morti sul lavoro perché questo Paese è intriso di sangue, ferite e morte. Per l’amianto, messo al bando 29 anni fa, contiamo ogni anno circa 6mila morti”. Il ricordo di Michelino riecheggia e riecheggerà per sempre perché la sua vita è stata al servizio di un solo obiettivo: la costruzione dell’unità della classe operaia per rovesciare il sistema capitalista barbaro”. Da parte di tutta la redazione, unita in un abbraccio di stima per questo grande uomo, le più sentite condoglianze alla moglie Daniela, alla sorella Amalia e ai fratelli Alberto e Oreste.

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