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Coop Duecento: intervista al Presidente Francesco Tripodi che racconta questi due anni di pandemia e ci svela un nuovo progetto che partirà a breve

Coop Duecento: intervista al Presidente Francesco Tripodi che racconta questi due anni di pandemia e ci svela un nuovo progetto che partirà a breve

Presidente Francesco Tripodi, dopo due anni terribili la pandemia non è ancora finita ma possiamo guardare al futuro con un po’ di ottimismo, guerra permettendo.

Questi ultimi due anni sono stati veramente pesanti. La pandemia ci ha obbligati ad essere prudenti. La mancanza di contatto diretto con i Soci, per confrontarci, per parlarci, con assemblee tenute per corrispondenza, non sono nelle nostre corde e creano difficoltà di comunicazione e di rapporti. Tutta la nostra storia è basata su rapporti interpersonali e intergenerazionali, solidali e cooperativi; se vengono a mancare, viene a mancare la vera essenza della cooperazione. Siamo fiduciosi che con la massiccia vaccinazione si possa tornare alle condizioni di normalità e riprendere le attività in presenza, seppur con le dovute cautele. Poiché non era sufficiente il Covid, qualcuno ha pensato bene di invadere un altro Paese, seminando morte e terrore. Certo non è un bel periodo. Per nostra fortuna, i risultati conseguiti dalla Cooperativa sono in linea con le previsioni e anche il 2021 chiuderà con un risultato positivo.

A proposito di futuro ci è giunta voce che state per fare partire un nuovo progetto. I nostri lettori sono molto curiosi…

Come detto in precedenza occorre guardare avanti ed a questo proposito abbiamo deciso di lanciare una nuova attività, utilizzando uno spazio che per due anni è stato chiuso ed è costato alla Cooperativa. Mi riferisco al ristorante coreano di via Moncalieri. Una cosa l’abbiamo compresa: la ristorazione, in tutte le sue declinazioni, non fa per noi. Il Covid 19 ha fatto sì che molte aziende, la nostra compresa, utilizzassero lo smart working, ovvero un lavoro agile prevalentemente svolto da casa. In alcuni casi, che sono diventati virali, si sono visti professionisti alle prese con i propri figli piccoli che interferivano durante le video chiamate, o altre situazioni dovute alla ristrettezza degli spazi. Penso ad esempio ai figli in DAD tutti collegati contemporaneamente, con difficoltà di connessione. A ciò si aggiunga la difficoltà di trovare un luogo temporaneo, per un giorno o per più tempo, ove svolgere la propria attività, completamente servito da una rete wi-fi ad alta velocità, arredi ergonomici e stampanti, giusto per fare qualche esempio, disponibilità di ricevere la corrispondenza, caffè, spazio all’aperto in un dehors splendido.

E quindi? Non ci tenga sulle spine…

Ci siamo guardati in giro e abbiamo visto che a Milano sono nati e stanno nascendo degli spazi destinati al Coworking, un posto dove diversi soggetti, che svolgono attività differenti, lavorano insieme condividendo gli spazi e le esperienze, ognuno però svolgendo la propria attività, dando corpo ad una comunità di persone. Lo scopo è quello di favorire la socializzazione, lo scambio di professionalità e di idee, oltre che far conoscere l’attività e la storia della nostra Cooperativa. Quindi abbiamo pensato di utilizzare questo spazio per una attività che va verso il futuro. Nel quartiere di Pratocentenaro, vicino all’Università Bicocca, servita dalla Metro Lilla, fermata Ca’ Granda – Pratocentenaro, in un contesto storico come quello della nostra Cooperativa, nata nel 1908, accanto alla Casa di Alex, Associazione di cui la nostra Cooperativa è socia, abbiamo deciso di modificare la destinazione del ristorante in uno spazio di Coworking, il COOPWORK Duecento appunto. Qui si troverà tutto ciò di cui abbiamo sopra menzionato. Uno spazio di lavoro che possa ospitare tanti diversi tipi di aziende, una o più scrivanie, in un ambiente di lavoro condiviso, tutte accomunate da un’elevata dinamicità. Questo può trovarsi in un’area open-space accanto ad altri professionisti o in una sala condivisa con altre aziende. Se si vuole un ufficio dedicato è possibile averlo.

Avete fatto tutto da soli o vi siete avvalsi di esperti del settore?

Poiché nessuno nasce “imparato”, ci siamo rivolti a chi ha fatto questa esperienza prima di noi ed ha costituito una Rete COWO. Questa rete ha la forza di non sottomettersi alle logiche del profitto, privilegiando la relazione. Un modo di ragionare molto simile e vicino al nostro. Così li abbiamo incontrati e ci siamo affidati alla loro esperienza. Questa è la filosofia di Rete COWO (tratto dal libro di Massimo Carraro “Ho fatto un coworking, ANZI 100”). Per quanto riguarda l’impostazione COWO, l’aspetto relazionale è quello che guida il rapporto.

Detta così sembra che lo facciate gratis. Ma voi dovete pensare ai vostri Soci ed a fare quadrare i conti. Sbaglio?

Attenzione, con questo nessuno dice che si debba trascurare il lato commerciale del servizio, assolutamente no. Semplicemente il rapporto giusto non è fornitore-cliente ma professionista- professionista. È molto diverso. Alla base del concetto di community professionale non ci può essere un gioco a somma zero, dove A vince a scapito di B, ma una situazione dove si è vincenti in due. L’idea di COWO è che io che ho uno spazio in più incontro un soggetto che ha bisogno dello spazio di lavoro per sé. Ovvio che c’è il pagamento di un corrispettivo ma è altrettanto ovvio che la relazione va impostata in modo che entrambi abbiano dei vantaggi. Massimizzare la relazione, non il guadagno: solo così arrivi ad avvantaggiarti appieno del Coworking. Nel lungo periodo sicuramente trarremo dei vantaggi economici ma le esperienze di COWO ci dicono che molti preferiscono un’impostazione relazionale, piuttosto che un normale “affitta scrivanie”.

E quando parte questa nuova avventura?

Come potete vedere dalle foto che vi abbiamo fornito siamo ancora nella fase della ristrutturazione dello spazio. Non appena saremo pronti vi faremo sapere, aprendoci all’intero quartiere.

 

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