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L’ intervista impossibile Una barca chiamata Dghajsa

L’ intervista impossibile Una barca chiamata Dghajsa

Più volte, Gero, ci hai raccontato dei tuoi numerosi viaggi in vari paesi europei: hai visitato città splendide, partecipato a esposizioni d’arte, conosciuto persone interessanti e prestigiose con le quali hai mantenuto rapporti di amicizia. Quando però parli di Malta avvertiamo che il sentimento che ti lega a questa isola è più intimo, più profondo. È così? “Sono stato per la prima volta a La Valletta nel 1979 su invito di monsignor Vella, Public Relation del San Raffaele. Al rientro ho trasferito i ricordi su tele che hanno dato vita a ‘Omaggio a Malta” una mostra dedicata all’isola che mi aveva letteralmente conquistato. All’ inaugurazione sono intervenute le più alte autorità di Malta, tra cui la contessa Chapelle Paleologo, appassionata organizzatrice di eventi e Richard Muscat ministro alla cultura. È iniziato così un meraviglioso sodalizio artistico Malta- Italia che mi ha condotto molto frequentemente sull’isola e sono nate delle belle e vere amicizie che durano ancora oggi. In particolare cosa ti aveva così affascinato di quell’isola? “Sono rimasto stregato dalla sua atmosfera, mi hanno incantato i suoi pittoreschi vicoli, le bellezze architettoniche, le case colorate con i tipici terrazzini, i muretti di pietra bianca che delimitano i campi e che mi ricordano la mia Sicilia, la cordialità della gente, il mare cristallino e le ampie insenature punteggiate da curiose imbarcazioni da pesca in legno dai colori sgargianti giallo, rosso, blu e verde, i Luzzi o Dghajsa che la leggenda narra introdotte dai Fenici circa 3000 anni fa. Proprio della tradizione fenicia sono la struttura, i colori di queste barche e i due occhi dipinti sulla prua, amuleti per scongiurare le tempeste e augurare una ricca pesca”. Alle Dghajsa ci richiama il dipinto che oggi ci presenti, una barca piccola, colorata su cui spiccano due occhi che appartengono a un viso di donna dipinto sulla prua. È una donna altera come “una regina” e il suo sguardo attento e deciso sembra pronto a proteggere contro imprevisti e avversità la sua barca e il giovane pescatore che invece può permettersi di volare con la fantasia seguendo l’aquilone che si libra nell’aria ma è comunque trattenuto alla barca da un filo sottile e non può perdersi nell’infinito come vorrebbe. Sbagliamo a pensare che quel viso appartiene ad Anna? “Non sbagliate perché se è vero che Anna è sempre stata la mia Musa ispiratrice, è altrettanto vero che è la mia roccia, il tramite che mi tiene legato alla quotidianità della vita, la persona che mi dà serenità e sicurezza. Come il pescatore anch’io molto spesso tendo a ‘volare’ troppo con la fantasia con il rischio di perdermi negli spazi aperti e sconosciuti. A salvarmi fortunatamente è quel filo sottile ma resistente legato alla barca”.

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