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La Niguarda che accoglie dà il benvenuto ai profughi ucraini

La Niguarda che accoglie dà il benvenuto ai profughi ucraini

Festa riuscita al laghetto di Niguarda. Il saluto della presidente Pirovano

Domenica 15 maggio, in un bel pomeriggio di sole, un paio di associazioni ucraine hanno organizzato un evento proprio accanto al laghetto di Niguarda. Moltissimi gli intervenuti, quasi una folla, con merendine e bevande per tutti e giochi e intrattenimento per i bambini. Un gruppo di signore ha anche intonato meglio che ha potuto e con grande orgoglio una serie di canzoni popolari del loro paese. Gli ucraini (o sarebbe meglio dire le ucraine, visto che maschi adulti non se ne sono visti), quelle in Italia da tempo, hanno voluto accogliere e presentare le nuove arrivate, almeno un centinaio in fuga dalla guerra, ai cittadini milanesi. Organizzazioni come “Regala un sorriso UA”, da anni impegnate a sostenere gli ucraini immigrati in Italia, come logistica, documenti, denaro, ricongiungimenti familiari, oggi stanno moltiplicando i loro sforzi per far fronte all’ondata di profughi che hanno perso tutto e che hanno bisogno di tutto. Non solo: si prodigano anche per raccogliere beni di prima necessità da spedire laggiù ad alleviare le condizioni precarie che queste popolazioni si trovano ad affrontare. Tutte donne, dicevamo. Gli uomini infatti non possono lasciare il paese, sono reclutati per combattere e cercano di mettere al sicuro donne e bambini. Ma non tutte le donne scelgono di partire e molte decidono di restare a impugnare le armi a fianco dei loro uomini, mettendo in salvo solo i bambini. Questo genera storie drammatiche, come quella raccontataci da una signora, in Italia da oltre dieci anni, che dopo averci mostrato sul telefonino le immagini della casa della figlia devastata dalle bombe, ci ha indicato una bambina, una bella biondina di sei o sette anni, sua nipote, che piange tutti i giorni perché vuol ritornare in patria a ritrovare i suoi genitori e i suoi amici. Sta male, anche: vomita e perde sangue dal naso. È stata accolta nella scuola di via Cesari e la signora dichiara che in quella scuola alunni e insegnanti fanno di tutto per farla sentire a suo agio, come del resto i medici che l’hanno in cura, ma la barriera linguistica è per il momento insormontabile e la signora è angosciata perché non sa come aiutarla. Questo atteggiamento è comune a tutta la comunità: questa gente non chiede nulla, ci è riconoscente per l’aiuto che riceve, si lamenta della guerra ma non condanna gli aggressori e mantiene un atteggiamento di fiera dignità. Nella maggior parte dei casi si tratta di abitanti delle città, con un buon lavoro, una casa accogliente, una buona cultura, che da un giorno all’altro hanno perso tutto, che non cercano un altro posto dove rifarsi una vita, ma solo un rifugio temporaneo con la speranza di tornare presto a casa e ricostruire. All’organizzazione della festa, che fa parte di una serie di eventi analoghi in zona o anche in altre parti della città, ha contribuito il Municipio 9, il Parco Nord, il Sun Strac (il famoso baretto di fronte al lago) oltre che altre organizzazioni di assistenza ai profughi. L’assessora del Municipio Tiziana Elli ha voluto portare il saluto delle istituzioni e garantire la vicinanza alle popolazioni ucraine in questo momento di immane tragedia, mentre Anita Pirovano, la presidente del nostro municipio ha rilasciato la seguente dichiarazione: “I quartieri del municipio 9 in queste settimane stanno dando una straordinaria dimostrazione di accoglienza e apertura. Le feste di benvenuto dei profughi ucraini sono un caldo e necessario abbraccio per chi scappa dalla barbarie della guerra. Dopo l’Isola, Comasina e Affori domenica siamo arrivati a Niguarda. Il laghetto di Niguarda era più bello che mai coi bambini, le canzoni, i giochi e i colori della pace. Grazie a Sun Strac e a tutti coloro che si sono prodigati con generosità e intelligenza per organizzare questo bellissimo momento”.

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