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Lo scudetto al Milan: la favola del calcio

Lo scudetto al Milan: la favola del calcio

Il Milan ha vinto il campionato: Giustizia è fatta. Sì, perché se lo Scudetto non fosse andato ai rossoneri, l’ombra dei clamorosi errori arbitrali che li hanno penalizzati avrebbe pesantemente gravato sulla legittimità del torneo. Errori oggettivi, non dovuti a un’interpretazione dell’arbitro su un contrasto o una spinta: l’elementare regola del vantaggio non concessa a Messias, che un secondo dopo avrebbe realizzato il 2-1 allo Spezia al 92’; il maradoniano fallo di mano di Udogie che ha permesso all’Udinese di pareggiare, incredibilmente sfuggito al controllo del Var (ma come è stato possibile?). Tre punti sicuri e due molto probabili in meno che hanno fatto imbestialire i tifosi rossoneri ma non la Società, che ha mantenuto un aplomb davvero anglosassone, secondo il consueto “stile Milan”. Forse troppo, per alcuni, poiché la correttezza e il silenzio di fronte alle ingiustizie subite non sempre pagano. Cinque punti che hanno consentito all’Inter di restare sulla scia del Milan fino all’ultima giornata e che, visti adesso, per i casciavit si sono rivelati meravigliosi, perché vincere il Titolo alla 38esima, con gli avversari che riempiono San Siro in quanto credono ancora allo Scudetto, regala una gioia incommensurabile, nemmeno lontanamente paragonabile alla conquista del Tricolore con qualche turno di anticipo. Proprio per questa suspense in molti hanno definito questo Scudetto il più bello nella Storia del Milan, addirittura più bello di quello scucito al Napoli di Maradona nel 1988 o di quello, altrettanto incredibile, di Zaccheroni nel 1999. Anche perché vinto contro un’Inter che, a volte, è sembrata la Juventus per qualche favore arbitrale (il povero Belotti è ancora lì per terra…) e per una certa arroganza – pagata cara – nel chiedere un immotivato 3-0 a tavolino. Un’Inter convinta del trionfo finale, i cui tifosi hanno dispensato per tutto l’anno sorrisini di superiorità nei confronti del Milan e della sua rosa. Quei giocatori rossoneri che, invece, hanno messo qualcosa in più dei loro colleghi neroazzurri, quello che si chiama CUORE e che rappresenta un’altra caratteristica milanista. Umiltà, coraggio e nervi saldi, come nella partita decisiva, il derby del 5 febbraio: l’Inter domina per 60’, va in vantaggio e si permette di sprecare il colpo del ko; il Milan barcolla ma resiste, quindi reagisce e sorpassa i neroazzurri, basiti e affranti, con una doppietta di Giroud. E pensare che se l’Inter avesse vinto, come tutti pronosticavano al termine del primo tempo, sarebbe salita a +7 sui rossoneri e pure con una gara da recuperare, quella che si sarebbe poi rivelata la fatal Bologna. Alla quale, il 27 aprile, tutto il mondo interista è giunto certo del sorpasso. Al contrario, l’unico sorpasso è rimasto quello che Milan, complice anche una Champions che l’Inter ha ben giocato ma che è costata tantissime energie fisiche e mentali, in pratica un mese e mezzo di campionato poco brillante. Un calo decisivo, perché il Milan, una volta passato in testa, contro ogni aspettativa non ha più mollato. E qui il merito va sicuramente al duo Maldini&Massara, alla Società (che su queste pagine abbiamo spesso criticato per le sue “braccine corte”), e a due personaggi rossoneri ormai diventati miti. In primis a Pioli, che gli interisti non hanno mai ritenuto degno di sedersi sulla loro panchina proprio per la sua normalità… Pioli on fire, incommensurabilmente più presentabile dell’invasato Inzaghi, ha tenuto sempre compatto il gruppo, ha saputo affrontare al meglio numerosi infortuni (mentre nessuno è stato capace di trovare soluzioni alla mancanza di Brozovic), facendo esprimere al meglio i suoi giocatori anche attraverso oculate modifiche tattiche o di ruolo come nel caso di Kalulu. E poi lui, dio Ibrahimovic, di nuovo decisivo come nell’ultimo Titolo rossonero del 2011. Allora lo fu in campo, stavolta lo è stato fuori, a Milanello e negli spogliatoi. Forse qualcuno ricorda un Gattuso esasperato dagli atteggiamenti dei suoi calciatori, da uno scarso impegno che invece Ibra ha preteso da tutti i suoi compagni fin da subito, dando l’esempio negli allenamenti, urlando, consigliando, spronando da vero leader assoluto. Lui ha dato la mentalità vincente, il culto del lavoro, preteso il furore agonistico, e non a caso Leao, dopo due anni irritanti, è diventato grande: Zlatan l’ha preso sotto la sua ala e lo ha fatto volare. Infine, questo è stato – forse – il Tricolore più bello perché contiene il fascino del Calcio ma anche della Storia, la loro morale: qualche volta, per fortuna, non vincono i più forti. E nemmeno i più ricchi, considerato che il Milan, secondo la Gazzetta dello Sport, rappresenta solo la quinta spesa sportiva della Serie A. Anche per questo tutti continuano a seguirlo, il football, nella speranza che un miracolo appaia dietro l’angolo. Qualche anno fa è toccato al Leicester, nel 2021 al Lille e ora ad un Milan che nessuno giudicava favorito per quello Scudetto che il prossimo anno brillerà sulle maglie rossonere. Perciò, diciamo grazie al Milan, per aver permesso che la meravigliosa favola del Calcio continui.

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