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Ricordo di Santina Portelli

Ricordo di Santina Portelli

Cari amici di zona franca, in questo mese di giugno vorrei ricordare, attraverso le parole della cara amica Marina, l’indimenticabile Santina Portelli, grande e sensibile pittrice disabile che dipingeva con la bocca. Santina ci ha lasciati lo scorso mese ma il suo sorriso e il suo sesto senso vivranno sempre nei nostri ricordi.

Quando l’amica Sandra mi ha chiesto un ricordo di Tina le ho domandato quanto spazio avevo. Perché cogliere e condividere l’essenziale di una vita come quella con Santina Portelli, 41 anni insieme, è proprio difficile per quanto intensa. Potrei dire che Tina era tutto quello che non ci si aspetta da una donna disabile tetraplegica spastica, autonoma solo dal collo in su: era una donna ed un’artista in eterno “movimento”. Bisognava alzarsi non troppo tardi, “il sole è già Alto”, “la vita è adesso”, progettare la giornata, il pranzo, se bisognava telefonare a qualcuno, se non ci eravamo dimenticatia qualcuno, se qualche persona era sola in occasioni speciali. “Le persone sole vanno invitate, debbono avere il lusso di poter rifiutare un invito”. Incontravamo in quartiere chi, sorridendo, ci chiedeva “andate a fare una passeggiata, vero?”. Senza nemmeno aspettare la risposta, dopo diverse volte, Tina rispondeva: “Andiamo a fare la spesa, in posta, dal parrucchiere, dal meccanico, dal dentista e via così”. Odiava i luoghi comuni, le frasi fatte, la superficialità oppure quando il soggetto chiedeva con fare antipatico, rispondeva: “SI facciamo le passeggiatrici, viale Zara è il nostro territorio, interessato?” ed anch’io non sopportavo le stesse cose… Tina aveva scritto il libro “Convivere con l’handicap” ed erano storie di malati neuromuscolari, ma lei era spastica. Sostenevamo da quasi 30 anni Amistrada (www.amistrada.it), un’associazione che promuove progetti per i ragazzi di strada del Guatemala e lei trovò (e lo scrisse) anche un legame con la loro vita e via così… nulla era categorizzato, scontato per lei. In realtà Tina amava soprattutto le persone, amava condividere con loro e/o per loro, metteva a servizio ciò che era e aveva, ciò che aveva studiato (era pittrice, psicologa clinica con due specializzazioni) e, non certo per ultima, l’esperienza di attraversare gli ostacoli per superarli. Tina scrive in un suo articolo: “Condividere la propria vita era in realtà l’aspetto più difficile da vivere, e a mio modo di vedere lo è ancora.” Amavamo entrambe il nostro quartiere, eravamo sempre a scoprire il territorio e i cambiamenti, le persone e le loro storie, credo che ci abbiano viste dappertutto, “Zona Nove” poi ci dava altre utili e preziose informazioni. La sua pittura era la sua gioia e allo stesso tempo la sua fatica, era una pittura d’ispirazione, quindi era il frutto d’esperienze ed incontri di un anno. Dipingeva con la bocca: “Ma questo non deve interessare nessuno, ciò che faccio deve essere apprezzato perché piace, non per come era fatto”. https://www.abilityart.it/artisti/santina-portelli La pittura era anche lavoro non solo passione, e quindi possibilità di essere indipendente. Mi confidava: “Sai Marina, avrei potuto anche sposarmi, farmi una famiglia, avevo chi mi voleva bene… compreso l’handicap, ma io volevo assolutamente e solo la mia indipendenza e per ottenerla dovevo stare concentrata.” La sua stessa pittura era in “movimento”: il quadro doveva essere concluso in giornata, perché doveva essere “fresco”, non amava le sovrapposizioni di colore o composizione. Le facevo notare che non doveva stancarsi e chiedere a sé stessa troppo mi rispondeva “Avrò tanto tempo per riposare!” Per lei la vita aveva senso se potevi costruire qualcosa, godeva nel progettare e se c’erano problemi, anche non suoi, “risolverli”. Davanti all’impossibile lei mi diceva “Nulla è impossibile” e poi con tenerezza mi guardava e aggiungeva sottovoce “non ti preoccupare”. Voi capite che essere al fianco di una persona così: creativa, visionaria verso l’impossibile, allegra anche dove il sorriso poteva sparire, impegnata a realizzare i sogni anche quelli degli altri, era sicuramente impegnativo ma allo stesso tempo meraviglioso, mi spingeva sempre a mettermi alla prova, a misurarmi con me stessa, diceva di avere grande stima di me e che avrei potuto fare nella vita qualsiasi cosa. In realtà la nostra fortuna è stata che condividevamo gli stessi ideali, d’amicizia, di giustizia e amavamo le stesse cose: la buona cucina, io lombarda e lei siciliana, i fiori, la natura, l’arte, lo scherzo, la meraviglia, la sorpresa, l’attenzione e l’amore verso gli altri e lavorare, e… Quando mi dicono che io ho vissuto per Tina, io rispondo che ho vissuto con Tina, è molto diverso. Ed ho avuto una vita felice.

Ramonda Marina

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