GIORNALE DI NIGUARDA - CA' GRANDA - BICOCCA - PRATOCENTENARO - ISOLA

Seminario “Un ponte con l’Oriente” Hakkoryu Jujutsu

Seminario “Un ponte con l’Oriente” Hakkoryu Jujutsu

Si è svolto, il 9 e il 10 aprile scorsi, un seminario di Hakkoryu, aperto a tutti gratuitamente grazie anche al patrocinio del Municipio 9, dal titolo “Un ponte con l’Oriente IX”, presso la sala Pontremoli della Scuola Primaria Duca Degli Abruzzi di via Cesari. Per l’occasione abbiamo sentito il Maestro Giampiero Iacomini e alcuni partecipanti al seminario, i quali fanno parte della squadra che prende lezioni dallo stesso Iacomini. Durante il seminario di due giorni, si sono tenute lezioni pratiche di difesa personale, meditazione e shiatsu.  Hakko Ryu in giapponese può essere tradotto come “lo stile dell’ottava luce”. Nello spettro dei colori sono normalmente visibili sette fasce di colore. Hakko, che significa “ottava luce”, si riferisce alla banda ultravioletta una banda di luce invisibile all’uomo ma responsabile di provocare scottature mentre si è in spiaggia. Questa banda di luce invisibile ma potente, viene utilizzata nell’ Hakko Ryu come un’analogia, in base al quale “l’aspetto debole si trasforma in una forza sorprendente”. Il numero otto può anche rappresentare l’infinito in Giappone, quindi nell’Hakkoryu all’interno dei kata ci saranno un gran numero di variazioni delle tecniche che si possono sviluppare da esso. L’ Hakkō-ryū Jūjutsu [ハ光流柔術], è stato fondato nel 1941 da Okuyama Ryuho (1901–1987) uno studente di Sokaku Takeda (fondatore del Daitō-ryū) e un praticante di shiatsu. Questo stile di autodifesa si concentra sui punti meridiani sensibili al dolore in modo che un difensore per distrarre un attaccante possa creare un forte dolore, ma senza causare gravi lesioni alla persona e può quindi essere considerato una tecnica marziale umanitaria. Al seminario di aprile, tra tutti i partecipanti, erano presenti anche due persone praticanti questa disciplina arrivate a Milano da Pescara e una da L’Aquila. Era presente anche il Maestro Valeriano Girolami insieme al Maestro Giampiero Iacomini e poi Ivan Piazza, Simona Medolago (la quale ha anche superato l’esame di cintura nera), Adriana Ponti, Sofia Pelucchi, Alessandro Albieri (anche lui ha superato l’esame di cintura nera), Elena Ranieri (ha superato l’esame di cintura blu), Rosangela Bulgarini, Gianni Zais, Simonetta Briano e Sonia Tronconi. Abbiamo chiesto al Maestro Iacomini come sia andato il seminario, se ha lasciato tutti soddisfatti. “In questa nona edizione della manifestazione si è creata un’atmosfera serena e ci siamo trovati molto bene tutti insieme, poiché il nostro interesse ci ha accomunati e ci ha permesso di condividere momenti di vero relax e spensieratezza, alternati ad un allenamento intenso che ci ha permesso di ricaricarci spiritualmente”. È difficile ed impegnativo seguire le lezioni di questa disciplina sportiva? “No, se si seguono con fiducia le indicazioni di un maestro. Hakkoryu è una disciplina marziale di autodifesa guidata dai tre grandi principi: “Nessuna sfida, nessuna resistenza, nessuna ferita” e basata sui principi del Jujutsu (arte della cedevolezza) e che usa la rete dei meridiani (Keiraku) corpo per creare diverse quantità di dolore per controllare un attaccante senza provocare necessariamente gravi lesioni. La medicina orientale giapponese e tradizionale insegna che il “Ki”, è uno degli aspetti non-fisici della vita e scorre attraverso Keiraku nel corpo. Alcuni punti speciali (Tsubo) lungo la Keiraku sono sensibili al tocco; se colpiti, causano distrazione per il dolore acuto, ma agendo sul Ki non necessariamente vengono danneggiate ossa, articolazioni, o altri tessuti del corpo. Questi sono i punti focali di tecniche Hakkoryu che un trainer qualificato utilizza per distrarre, evitare o arrestare un aggressore. Per via del potenziale non lesivo di queste tecniche, si dice che l’Hakkoryu sia di natura umanitaria”. Quali sono le basi principali da seguire per l’insegnamento, o meglio i punti cardini su cui bisogna appoggiarsi per insegnare la disciplina? “I mezzi principali di insegnamento nell’Hakkoryu si scoprono attraverso i Kata (sequenze di tecniche). Ci sono quattro Kata di base: Shodan (primo grado), Nidan (secondo grado), Sandan (terzo grado), e Yondan (quarto grado), che corrispondono anche al livello di cintura nera che il discepolo detiene. Ogni Kata contiene numerosi Kihon Waza (tecniche di base), che deve essere padroneggiato e completamente capito. Questi Kata incarnano la saggezza e l’esperienza del Shodai Soke (Gran Maestro) Okuyama Ryuho e devono essere tramandati come sono, senza modifiche ai principi fondamentali”. È molto importante che la relazione tra insegnante ed allievo diventi un punto fondamentale per apprendere bene questa disciplina?  “La maggior parte delle classi Hakkoryu sono formate per l’insegnamento ‘uno-contro-uno’ della durata di 20 minuti al massimo. In questo modo uno studente può imparare rapidamente e può arrivare a comprendere meglio le molte sfumature di tecniche e approcci dell’Hakkoryu. Tutto ciò non solo garantisce un’eccellenza qualitativa nei suoi praticanti, ma limita anche il numero degli allievi a cui uno Shihan può con competenza e comodità, insegnare. Nell’Hakkoryu, è la qualità degli studenti, non la quantità che conta”. Ci vuole molta forza per praticare l’Hakkoryu? Bisogna essere robusti? “Assolutamente no, anzi per la formazione Hakkoryu è importante abbandonare il concetto di forza muscolare, perché non è richiesta. Le tecniche si basano principalmente sulla comprensione di anatomia e fisiologia, sia la propria che quella dell’aggressore. Gli allievi sono invitati sempre a rilassare la mente e il corpo in modo che la propria Tanden o Hara (centro di gravità) si allinei nel posto giusto. Pertanto, il peso corporeo può essere facilmente focalizzato in vari punti durante l’esecuzione delle tecniche. Se uno studente tenta di utilizzare solo forza, il suo peso corporeo non verrà “messo a fuoco” correttamente e le tecniche saranno molto meno efficaci. Una volta che un discepolo fa suo inconsciamente e mette in pratica questo concetto, il progresso diventa veloce. Un altro motivo di rilassamento è derivante dal fatto che le sessioni di formazione Hakkoryu sono dolorose, a volte estremamente. Rilassare mente e corpo diminuisce tale dolore e previene lesioni”.

CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn