GIORNALE DI NIGUARDA - CA' GRANDA - BICOCCA - PRATOCENTENARO - ISOLA

Evariste Galois

Evariste Galois

don gEvarist Galuà, così si pronuncia, essendo francese. Matematico vissuto in Francia all’inizio del XIX secolo, morì a soli 21 anni durante un duello. Du-rante la sua breve vita, Galois riuscì a dimostrare che non è possibile risolvere le equazioni di grado superiore al quarto, se non sono riducibili ad un grado inferiore con le normali tecniche algebriche. Anzi, l’algebra moderna deve molto ai suoi contributi scientifici; alcuni gruppi algebrici che servono alla soluzione delle equazioni portano il suo nome (gruppi di Galois). Niente paura, non è necessario approfondire troppo questi concetti, non voglio fare- evidentemente – un discorso di calcolo matematico. Vorrei solo fermare l’attenzione su questo personaggio, che conosco poco e che pure mi ha sempre molto affascinato per questa sua precocità: nel campo dei complicatissimi calcoli algebrici, è arrivato a dare un suo contributo significativo nel brevissimo spazio di vita che Dio gli ha concesso. Fu un bambino prodigio? Fu una mente eccezionale? Fu un ricercatore particolarmente acuto? Non lo so, non ho chiesto alla Storia di darmi una risposta. Penso solo che sia stato uno che sin da piccolo non ha sprecato la sua materia grigia ma l’ha utilizzata sempre e fino in fondo, ottenendone i migliori risultati. Di certo Galois partì avvantaggiato: in qualche modo la sua intelligenza era fuori del comune. Ritengo però che un’intelligenza d’eccezione debba accompagnarsi ad una volontà altrettanto eccezionale per poter sortire dei risultati notevoli. Di fronte agli splendidi risultati di chi non si stanca mai di dare fondo alle proprie risorse intellettive, mi piace pensare alla parabola dei talenti. Significa mettere a frutto, sempre e comunque, tutte le capacità che abbiamo in dotazione. E questi talenti, fatti fruttare, si moltiplicano a dismisura, come un capitale in denaro che, se ben amministrato, diventa scandalosamente cospicuo. Chi, come Galois, riesce a dare tanto in breve tempo, comunque né mi fa invidia né mi crea una sorta di esasperato desiderio di emulazione. Non voglio arrivare ai suoi livelli di intelligenza e di capacità speculativa. Però, vedere lui che ci è arrivato in tempi brevissimi, stimola anche le mie capacità a non dormire, a non accontentarsi dell’avuto, a produrre sempre nuovi stimoli e quindi ad ottenere risultati nuovi e migliori. E non è una sorta di esasperato desiderio di essere più di quello che si è: è un voler essere tutto quello che si può essere. Se il Signore ci ha assegnato dei talenti, è giusto, anzi doveroso, metterli in gioco tutti e sempre, per ottenere ciò che il Signore ha previsto da noi. Se l’insegnante dà i compiti da fare e l’alunno dice che sono troppo difficili, significa che l’alunno è pigro e rifiuta la fatica; se l’insegnante questi compiti li ha assegnati, sa che sono eseguibili pur essendo difficili; ma la difficoltà sarà proprio la misura della volontà dell’alunno di mettere a frutto tutte le sue capacità.

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