“…Con la scomparsa di Antonio Masi se ne va un pezzo di storia del ‘900. Quella dei migranti dal Sud nella Milano degli anni 50, una città a volte ostile con i meridionali e dove l’aiuto del Partito Comunista ai propri militanti era concreto nei bisogni essenziali come lo studio e la casa e a volte il lavoro. E a quella storia e a quel Partito Antonio è stato legato fino alla fine. Nei ricordi e nella nostalgia. Non si riconosceva più in questa Italia, ormai da tempo…” Comincia così il ricordo che la sezione ANPI di Niguarda ha postato sulla sua pagina Facebook il 29 agosto scorso e che da subito si è arricchito di centinaia di commenti, reazioni, ricordi. Lo dicevo spesso ad Antonio negli ultimi due anni, nelle ore passate insieme in sezione ANPI, quando la sua età ormai molto avanzata (è mancato a 85 anni) gli faceva pensare alla propria morte e a come sarebbe stato il mondo senza di lui e se qualcuno si sarebbe ricordato di quello che aveva fatto e di come era vissuto. Lo dicevo certamente per consolarlo in questi suoi momenti di malinconia, ma ero sincero quando gli facevo presente che in futuro tutti coloro che avessero voluto studiare la storia della Resistenza a Niguarda avrebbero dovuto basarsi sui suoi libri, dove ha raccolto con pazienza e amore le testimonianze di quelli che c’erano. Antonio era nato a Venafro, nel Molise; non era di Niguarda ma, a differenza di molti niguardesi “doc” che non se ne curano, è stato molto vicino alla storia e alle vicende umane di quei niguardesi, tutte persone “comuni” che a Niguarda in quegli anni, del regime prima e della dittatura poi, fecero la differenza. E alla storia della Cooperativa, del Partito Comunista, dei Gruppi di Difesa della donna poi UDI. Molta della memorialistica raccolta sulla nostra storia antifascista viene dalla penna e dal sudore di Antonio Masi. Anche se lui non era tra quella schiera di dirigenti e parlamentari o comandanti partigiani, pur illustri, a cui il nostro quartiere ha dato i natali: la messa in sicurezza di molta della nostra storia viene dalla passione di un proletario del Sud che ci ha donato come spesso succede con le storie di immigrazione, molto di più di quello che ha ricevuto. Un insegnamento per chi vuole coglierlo, anche all’Italia di oggi. Nei prossimi giorni digitalizzeremo in formato pdf il suo primo lavoro scritto con il primo direttore di Zona Nove, Luigi Allori: “Antifascismo e resistenza. Niguarda e dintorni dal 1921 al 1945”, la cui prima edizione uscì nel lontano aprile 1986. Chi volesse riceverne via mail una copia scriva a anpiniguarda@gmail.com.