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Con l’Europa per uscire dalla crisi energetica Ripartire da lavoro, ambiente e diritti

Con l’Europa per uscire dalla crisi energetica Ripartire da lavoro, ambiente e diritti

La legislatura che si sta concludendo è stata segnata da Governi sostenuti da maggioranze diverse ed inedite: dal governo Lega-Cinquestelle, alla maggioranza giallo-rossa, fino al Governo di unità nazionale presieduto da Mario Draghi. Soprattutto sono stati anni in cui il Paese, le Istituzioni e la politica si sono dovute misurare con eventi drammatici e straordinari come la pandemia ed oggi la guerra in Ucraina. In ogni passaggio è stato evidente che, di fronte alle crisi, le risposte si possono trovare solo insieme agli altri grandi Paesi europei. È stato così per i vaccini, costruendo una politica comune che evitasse la concorrenza sulle risposte al virus, è stato così per il PNRR, la scelta di costruire linee di finanziamento europeo per rilanciare l’economia dopo due anni di crisi e chiusure di cui il nostro Paese sta beneficiando più di tutti potendo contare su 240 miliardi di euro di finanziamenti ed è così oggi, mentre affrontiamo l’aumento del costo delle materie prime, delle bollette e dell’inflazione. Solo una politica comune sull’energia, che fissi un tetto per il prezzo del gas e distingua il costo delle bollette elettriche da quello del gas può consentire di evitare un autunno difficile per le famiglie e per le imprese. Ma sono proprio le crisi che abbiamo vissuto in questi anni ad indicare, insieme alla necessità di rafforzare l’Europa, le priorità necessarie per dare un futuro migliore all’Italia, dopo le crisi che ha vissuto e sta vivendo. La prima è il lavoro e soprattutto la questione salariale. Da troppi anni il potere d’acquisto degli stipendi non aumenta ed oggi, con l’inflazione all’8%, è urgente intervenire per aumentare i salari. La strada è quella della riduzione delle tasse sul lavoro per lasciare più soldi ai lavoratori (da subito l’equivalente di una mensilità propone il PD), insieme alla chiusura dei tanti contratti ancora aperti ed all’approvazione di una legge sul salario minimo che impedisca lo sfruttamento di tanti a cui vengono proposti lavori a tre o quattro euro l’ora. Quindi lavoro, pagato il giusto, che consenta di ridurre le diseguaglianze e lavoro per i giovani e le donne, premiando le aziende che li assumono a tempo indeterminato. La seconda priorità è l’ambiente: questa estate il caldo anomalo, la siccità, il distacco dei ghiacciai hanno reso evidente a tutti, anche a chi non volesse vedere, la drammaticità della situazione e l’urgenza di intervenire pensando al futuro. La transizione ecologica comporta scelte di fondo ed il cambiamento di comportamenti ed abitudini. Serve andare verso il superamento delle energie fossili per privilegiare quelle pulite e rinnovabili; non è un capriccio ma una necessità se vogliamo fermare i cambiamenti climatici. In questa legislatura abbiamo inserito nella nostra Costituzione la difesa dell’ambiente. È stato un fatto importante che oggi deve tradursi in comportamenti conseguenti su tanti aspetti: la mobilità sostenibile e quindi il trasporto pubblico, il riciclaggio dei rifiuti, lo sviluppo di tutte le tecnologie green. L’attenzione all’ambiente deve attraversare tutte le politiche pubbliche così come l’attenzione ad allargare i diritti sociali, civili ed a ridurre le diseguaglianze. Il diritto alla salute, insieme a quello alla casa, devono essere garantiti a tutti, universalmente. Ma in una società aperta, come la nostra, serve allargare gli spazi di libertà ed i diritti civili, serve riconoscere e tutelare le scelte delle persone, impedendo ogni discriminazione e riconoscere la libertà di scelta degli individui anche nei momenti più difficile della vita. Stiamo vivendo un tempo di crisi e di difficoltà in cui la credibilità della politica è sempre più in discussione, ma sono convinto si possa ripartire da qui: lavoro, ambiente e diritti.

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