Sono una persona. Tu lo sei quanto me: quindi ti tratto alla pari. – Ho la pelle chiara. Tu ce l’hai scura: ma non è l’involucro che conta, è quello che sta dentro. – Sono nato dove si sta bene. Tu sei nato dove non si ha il necessario: sento di dover condividere con te il mio benessere. – Ho un tetto sopra la testa, ed è anche una bella casa. Tu vivi un po’ qua un po’ là: non posso far finta di niente. – Lavoro otto ore al giorno e anche di più, e il mio stipendio mi permette di vivere più che bene con la mia famiglia. Tu fai qualche lavoro saltuario, sempre che ti capiti, e non riesci a mantenere né te né la tua famiglia: mi sembra giusto che qualcosa di mio passi a te. – Se sto male ho chi mi cura. Per te non è sempre così, anzi: non credo che ti si debba peggiorare la vita soprattutto nel momento in cui la tua salute viene meno. – Ho talmente tanto che spesso sciupo. Tu sei costretto a frugare nel mio scarto per far tesoro di quello che io butto: non deve succedere, non è dignitoso né per te né per me. – Mi sento così bene da non voler vedere i problemi di chi mi sta intorno. Tu passi e io ti devo vedere: credo che sia giusto che io faccia qualcosa per te. – Oggi mi sento generoso. Ti incontro: oltre che darti qualcosa, è giusto che io ti ascolti e che condivida con te le mie stesse opportunità, insegnandoti a fare ciò che a me permette di essere quello che sono. – Ho sentito di una rapina e spesso temo per la incolumità mia e dei miei cari. Tu non sei necessariamente sospettato: devo imparare che i malfattori non hanno un particolare certificato di nascita. – Sono cristiano. Tu forse non lo sei: Gesù non ha fatto distinzioni. – Ti voglio bene dell’amore di Gesù. Tu però non tradire me e Lui: non sia neanche il tuo bisogno estremo a farti mentire, a farti agire fuori dalla Legge, ad abbrutirti, a farti diventare come quelli che tu disprezzi perché non ti vengono incontro. Contribuisci anche tu a spezzare questa spirale malvagia che ci rende tutti meno umani.