Da mesi ormai la caserma della Polizia di Stato sita in via Cagni è sede di uno spettacolo indecoroso. Decine e decine di richiedenti asilo stazionano notte e giorno davanti all’ingresso in attesa di entrare per poter avviare le procedure di richiesta di protezione internazionale. Questo ha creato un certo allarme tra i cittadini che, non conoscendo le motivazioni di questa situazione, reagiscono ovviamente male ai fastidi che ne derivano. I richiedenti asilo non hanno di fatto uno strumento per entrare in caserma e iniziare la procedura di riconoscimento del diritto d’asilo. Coperti da lenzuola per ripararsi dal sole questa estate e da pile per il freddo ora che la temperatura si è abbassata, con un solo bagno chimico a disposizione, queste persone non riescono ad accedere ad un diritto costituzionale e sovranazionale se non affrontando un purgatorio senza senso ai margini del Parco Nord. “Le difficoltà nell’accesso alla domanda di protezione internazionale – sottolineano Asgi (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) e Naga, associazioni che si occupano di migranti e rifugiati – si traduce spesso nell’impossibilità di fatto di presentarla, costituendo così una grave violazione delle norme europee ai fini del riconoscimento dello status di rifugiato. Le leggi in materia sottolineano l’importanza di un tempestivo accoglimento della manifestazione della volontà di richiedere protezione internazionale e prescrivono a tal fine dei precisi termini. L’Asgi sottolinea che la formalizzazione dell’istanza di protezione internazionale è un adempimento indispensabile non solo per l’autorizzazione alla permanenza sul territorio ma di fatto anche per l’accesso alle misure di accoglienza per richiedenti asilo previste dal decreto legislativo n.142 del 2015. Il ritardo nell’avvio della procedura, quindi, comporta non solo il disagio di code interminabili ma anche il protrarsi di situazioni di grave indigenza”. “Non c’è una modalità di accesso alla caserma – continua il referente di una nota associazione che si occupa di assistere migranti e richiedenti asilo – e a decidere è il piantone sulla porta. Entrare è frutto di una casualità estrema. Assolutamente questa situazione prima non c’era, perché c’erano semplici modalità di accesso su appuntamento alla Questura centrale. Conosciamo persone, in particolare di nazionalità egiziana e pakistana, che tornano giorno dopo giorno, o meglio notte dopo notte, per cercare di entrare. Questa è una palese violazione del diritto internazionale”. Abbiamo chiesto alla Presidente del Municipio 9, Anita Pirovano, se è a conoscenza di questa situazione. “Abbiamo già fatto due sopralluoghi in via Cagni”, ci assicura la Presidente Pirovano. Che prosegue: “Con l’assessore Mirko Mazzali e con il consigliere Giorgio Bettoli abbiamo constatato che la situazione è veramente difficile, sia per le persone che non riescono ad accedere ad un diritto esigibile ed importante come quello di inoltrare la richiesta di asilo, sia per i cittadini del quartiere che subiscono questa situazione. Abbiamo interessato gli assessori Granelli e Bertolè, che ci hanno garantito il loro interessamento. Marco Granelli in particolare ci ha assicurato che parlerà con il questore di questa situazione, al fine di comprendere come risolverla al più presto.