Un contratto tra la Cittadella degli Archivi e Zona Nove

Dopo il servizio estivo sui suoi murales perimetrali, tutti rigorosamente ispirati da sue reali pratiche d’archivio, ci si era lasciati con la Cittadella con la promessa reciproca di presto rivederci. E così abbiamo fatto. Un incontro molto costruttivo che ha coronato una vicinanza funzionale e reciproca di ormai cinque anni. Presente per tutta la sua durata il direttore Francesco Martelli, sovraintendente degli archivi del Comune di Milano, che riespone per l’occasione alcune idee guida sue e del suo staff anch’esso presente (nelle persone di Vincenzo Pastore e Alessandro Mignone). “Il nostro compito – ci dice – è quello di raccogliere e garantire la documentazione cartacea che resta, imprescindibile base storica della città, facendola però continuamente riscoprire attraverso i mezzi che il progresso ci offre: la tecnologia, il digitale, l’arte contemporanea. Ma attenzione: digitalizzare, anche se necessario, non significa toccare o eliminare la carta, ma rendere quello stesso documento accessibile a tutti con un click, consentendo al contempo una consultazione multipla. Il documento cartaceo cioè va protetto, reso consultabile digitalmente, fatto conoscere. Perché è solo con la reale sua conoscenza pubblica che un documento si anima e cammina.” “Ecco dunque – concretizzano i suoi collaboratori – che vorremmo far divenire la nostra collaborazione con il vostro giornale un laboratorio, un esempio-vetrina di questa strategia. Vorremmo proporre di raggiungere periodicamente la zona che ci ospita con una serie omogenea di soggetti significativi che la riguardano, documentati nei nostri archivi”. Filo conduttore di questa serie potrebbe essere il 2023, giusto un secolo dalla nascita della Grande Milano. Già, perché nel 1873 Milano, il cui territorio fino ad allora terminava entro la cinta dei Bastioni spagnoli, annesse il vasto Comune dei Corpi Santi che circondava la città e che era prevalentemente costituito da quartieri popolari e fabbriche, alcune anche di notevoli dimensioni. E, a proposito di camposanti, corpi santi venivano giusto chiamati i fuochi fatui che vi aleggiavano sulle tombe. Un secondo, importante, aumento del territorio comunale si verificò poi nel primo dopoguerra, in forza del Regio Decreto numero 1912, del 2 settembre 1923, “Aggregazione al comune di Milano di undici comuni contermini”. L’articolo 1 del Decreto stabilì infatti che: “I comuni di Affori, Baggio, Chiaravalle Milanese, Crescenzago, Gorla-Precotto, Greco Milanese, Lambrate, Musocco, Niguarda, Trenno e Vigentino sono riuniti nell’unico comune di Milano”. Il 1923 però è anche l’anno di riferimento per la grande stagione delle rivoluzioni urbanistiche della Grande Milano: 1930, copertura dei Navigli; 1936 e dintorni, Arengario e ripavimentazione Piazza Duomo; 1939, dalla storica sede di via Festa del Perdono l’Ospedale Maggiore Cà Granda si trasferisce a Niguarda. La Cittadella conserva documenti unici di quel periodo che potrebbero appunto essere presentati sul giornale “a rate”, come a rate potrebbero essere presentate vie, eventi urbanistici, palazzi storici della Zona… un’occasione unica di riconciliazione di intere generazioni con la loro storia. Sta ora al giornale rispondere e presentare una sua proposta al riguardo. L’incontro ha visto anche la visita doverosa ad Eustorgio, il grande robot addetto alla ricerca ed alla consegna dei faldoni documentali, la visita alle mostre d’arte ospitate dalla Cittadella, la presentazione dei nuovi spazi sui quali sorgeranno ampliamenti significativi degli archivi comunali per i quali già sono stati destinati 26 milioni di Euro girati dal Comune grazie ai fondi PNRR ricevuti dal governo… Ma questa sarà materia per un incontro dedicato!