Dal Parco Nord alla Scala: la storia di Robert e la speranza di attivare i concerti sospesi

Iprotagonisti di questa storia sono entrambi volti conosciuti del Parco Nord, nella zona del Sun Strac. Lei è Lucia Martinelli, responsabile del progetto Musica nell’aria e ideatrice dei concerti all’alba sulla riva del lago di Niguarda. Lui, invece, è Robert, berlinese di nascita che da qualche anno vive nel Bosco di Bruzzano in compagnia della sua tenda. Ed è proprio qui, su quegli scaloni di cemento che si gettano nell’acqua, che i due si sono conosciuti, parlando il linguaggio comune della musica classica. Una passione condivisa che, grazie all’impegno di Lucia e alla perseveranza di Robert, ha permesso ai due non solo di scambiare chiacchiere e punti di vista, ma anche di coronare uno dei sogni di lui: entrare, lo scorso ottobre, nel tempio milanese della classica a Milano, il teatro alla Scala.

Lucia, come nasce la tua conoscenza con Robert?

È da circa tre anni che Robert, in maniera discreta e appartata, viene ai miei concerti al Parco Nord. Piano piano mi sono avvicinata a lui, anche solo per un saluto, scoprendo una persona non solo molto educata e rispettosa, ma anche amante della musica. Mi ha raccontato di non avere mai ascoltato musica dal vivo, ma di apprezzare i teatri (pur non essendoci mai entrato) e, soprattutto, Bach.

Da qui, dunque, l’idea di offrirgli un’opportunità nuova?

Sì: la mia missione, con Musica nell’aria, è quella di portare la classica a chi non può andare nei teatri (l’ho sempre fatto, da Pane Quotidiano ai pianerottoli delle case in epoca Covid e fino ai parchi). E poiché alla fine di ogni concerto al Parco Nord chiedo sempre un’offerta libera da investire in progetti a cui tengo, questa volta ho deciso di destinare quel denaro all’acquisto di un paio di posti alla Scala di Milano per portarci Robert per la prima volta.

Cosa siete andati a sentire? E qual è stata la sua reazione a tanta bellezza?

Ho scelto qualcosa di facilmente fruibile, come i concerti di Sergej Rachmaninov e Pëtr Il’i ajkovskij. E la sua reazione, anche solo all’ingresso a teatro, è stata impagabile: i fregi d’oro, il luccichio degli specchi e lo sfarzo dei velluti l’hanno letteralmente investito di bellezza e luce. Non parliamo, poi, di quando siamo entrati nel palco: l’imbarazzo dell’inizio ha subito lasciato spazio alla passione e all’amore per la musica, mettendolo perfettamente a suo agio.

Cosa ti aspetti che accada, ora, nella vita di Robert e di altre persone che non hanno accesso alla musica classica?

Spero davvero che tanta eco mediatica possa aiutare Robert a trovare un lavoro (cosa che, ahimè, non è ancora successa, anche se la catena di solidarietà è stata fortissima, con persone che hanno donato molti abiti tra cui quelli per entrare alla Scala). In generale, poi, spero che fatti come questo possano smuovere le coscienze di chi, invece, può permettersi il lusso di andare a teatro o, addirittura, di pagarsi un abbonamento. In effetti alcuni consiglieri comunali mi hanno contattata per offrire ad altre persone bisognose i loro biglietti, ma ti assicuro che basterebbe ancora meno: chi compra gli abbonamenti ma non riesce ad andare a tutti gli spettacoli potrebbe lasciare il proprio posto a chi non ha questa opportunità. È un po’ come il caffè sospeso, ma alla Scala o in qualsiasi altro teatro di Milano: qui il concerto sospeso sarebbe un’opportunità unica per tutti.