Sanità lombarda, il disastro delle liste d’attesa: intervista a Pierfrancesco Majorino

Gli ospedali lombardi sono un’eccellenza italiana, ma per tutto il resto c’è da mettersi le mani nei capelli. La sanità territoriale è sostanzialmente inesistente e le liste d’attesa hanno raggiunto livelli insostenibili. Se paghi ottieni tutto in pochi giorni, ma se vai con il sistema sanitario nazionale fai in tempo a morire…

Pierfrancesco Majorino, candidarsi alla presidenza della Regione Lombardia significa mettere mano al capitolo più importante del bilancio regionale: la sanità e, più in generale, il welfare. Ci anticipa qualche idea che ha intenzione di inserire nel suo programma elettorale?

La sanità regionale deve essere totalmente ripensata. É necessario un immediato riequilibrio tra sanità privata e pubblica, tornando a investire fortemente su quest’ultima. Quanto avvenuto in occasione dell’emergenza Covid è sotto gli occhi di tutti. Pochi mesi prima che scoppiasse la pandemia un attuale Ministro – Gianfranco Giorgetti – aveva affermato che i medici di base non servivano più perché la gente andava a cercarsi lo specialista. Si è visto il risultato di questa visione di marca Lega: lo sfascio della sanità che ha portato alla totale ospedalizzazione della gestione dell’emergenza. E ora, anche alla luce della riforma Fontana – Moratti, non vi sono stati miglioramenti. Anzi. Il ruolo dei medici di base deve essere valorizzato e sostenuto. La sanità pubblica deve tornare ad essere la priorità di Regione Lombardia. È la voce più importante del bilancio e la guida dell’amministrazione regionale su questo particolare capitolo di spesa deve essere forte e autorevole.

Parliamo di uno dei buchi neri della sanità lombarda: le liste d’attesa. Cosa ne pensa dell’attuale situazione e cosa propone per cercare di cancellare o ridurre questa cronica inefficienza?

Fontana e Bertolaso hanno dovuto sostenere che la situazione era fuori controllo. Si parla di 66.000 visite programmate oltre tempi umanamente accettabili. Fontana, come Alice nel Paese delle Meraviglie, si è “svegliato” da questa situazione allucinante. Bertolaso ha dichiarato pubblicamente che alcune strutture davano percentuali irrisorie di visite su prenotazione tenendo la più alta percentuale per quelle a pagamento. Una situazione che i cittadini conoscono. Se paghi, la visita la puoi avere anche pochi giorni dopo: é allucinante che ciò avvenga in Lombardia. Ed é stupefacente come la sanità registri queste difficoltà in una Regione che ha straordinarie eccellenze pubbliche e private che, tuttavia, non vengono valorizzate come si dovrebbe. Appena eletto, come primo atto sarà mia cura cambiare pagina in maniera radicale. Mai più una situazione di questo tipo.

Non meno grave la situazione della sanità territoriale. La pandemia ha dimostrato tutta la fragilità e l’inefficacia di un sistema tutto focalizzato sugli ospedali. Anche in questo caso lei cosa pensa di proporre ai cittadini lombardi?

Come ho detto intendo potenziare il ruolo dei medici di base e valorizzare le loro competenze. Devono essere messi in grado di intervenire appieno per evitare un concentramento negli ospedali come abbiamo visto con l’emergenza Covid. La Riforma Fontana-Moratti non risolve nulla. Le Case di Comunità così come pensate non assolvono ai compiti. Quella Riforma deve essere totalmente riscritta. Ed è ciò che farò. Subito. Riscrivendo daccapo la riforma con i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari.