Welfare, politiche sociali e salute rappresentano un asse portante fondamentale per il Comune di Milano e le azioni che vengono messe a terra ne sono testimonianza e indicano la strategia che guida l’Amministrazione Al termine di un confronto con i vari stakeholders, un paio di mesi fa, è stato approvato in Giunta il nuovo Piano del welfare, ossia il documento di programmazione delle politiche sociali cittadine che delinea le priorità di intervento dei prossimi anni, per affrontare le nuove sfide e i nuovi bisogni. Dopo aver raccolto le osservazioni dei nove Municipi, nelle prossime settimane il Piano approderà in Consiglio comunale per le valutazioni dell’Aula. È il primo Piano post pandemia e, quindi, si pone l’obiettivo di porre le basi per la definizione di un nuovo welfare più adatto alle esigenze sociali emerse prepotentemente dopo lo shock degli ultimi due anni e per rispondere all’acuirsi delle disuguaglianze e all’aumento delle fragilità e delle povertà. Il documento parte da un’analisi demografica della popolazione milanese, che conferma alcune tendenze, ad esempio l’aumento del 6,5% – negli ultimi vent’anni – degli over 65 e una forte presenza di nuclei familiari a formazione unipersonale, pari a oltre il 47%. Da qui emerge la necessità di cambiare approccio, integrando la componente assistenziale con un potenziamento del welfare territoriale basato sulla costruzione di reti di sostegno in grado di dare risposte integrate, tenendo conto della peculiarità della situazione di ogni persona; un sistema all’interno del quale l’Amministrazione vuole assumere un ruolo più forte di coordinamento e regia, per superare la frammentazione delle proposte e favorire l’incontro tra domanda sociale e offerta di servizi. Per favorire questa connessione, si sta proseguendo il percorso per arrivare all’istituzione della figura del Welfare community manager, un operatore sociale che lavorerà nei quartieri per favorire appunto la sinergia tra tutti gli attori presenti in quel determinato territorio. Fondamentale anche l’attenzione alle manifestazioni del disagio giovanile che negli ultimi mesi si sono intensificate. L’obiettivo è supportare gli adolescenti in un percorso di crescita sereno e intercettare il malessere prima che si cronicizzi o assuma forme patologiche. A questo scopo prosegue AccogliMI, il progetto dedicato alle ragazze e ai ragazzi tra i 14 e i 18 anni e alle loro famiglie con lo scopo di offrire orientamento psicologico utile ad affrontare le difficoltà che caratterizzano questa particolare fase della vita ed eventualmente a indirizzarli verso servizi specialistici sanitari, educativi e ricreativi. Un’ulteriore priorità delineata nelle cento pagine del Piano riguarda la tutela della salute e necessaria integrazione socio- sanitaria delle risposte. Il punto di partenza di tale integrazione sarà la presenza dei servizi sociali territoriali all’interno delle Case di Comunità previste in città, anche per superare un sistema sanitario ospedalocentrico portato avanti da Regione Lombardia e che, soprattutto durante la pandemia, ha dimostrato tutti i suoi limiti. Altri importanti capitoli di intervento sono: contrasto alla grave marginalità, politiche di integrazione, tutela dei minori, sostegno alla genitorialità, contrasto alle discriminazioni alla violenza di genere. In merito proprio al maltrattamento domestico e alla violenza di genere come amministrazione comunale, in rete con i nove Centri Antiviolenza e le otto Case Rifugio, si continua con un’intensa attività volta a promuovere interventi a favore delle donne vittime di violenza: ogni anno la Rete Antiviolenza ospita nelle Case Rifugio più di 60 ospiti e accoglie nei Centri Antiviolenza oltre duemila donne.