Cari lettrici e cari lettori chissà quante volte andando al supermercato o all’angolo di una via incontriamo un povero che tende la mano; in tanti supermercati sono gli stessi, dopo un po’ si familiarizza, di pochi conosci la storia, di tanti conosci solo il nome. Anthony Ogieva, 42 anni, lo conoscevano tutti all’Esselunga di viale Suzzani, lui si metteva all’entrata di via Lanfranco della pila. Alto, magro con i capelli neri arruffati, era arrivato dalla Nigeria da alcuni anni; mi capitava di incontrarlo in via Emilio Cecchi dove prendeva l’autobus 42 per andare in centrale; si metteva sempre in fondo, parlava da solo alzando la voce. Era un senza tetto, forse quella sera non stava bene perché il primo dicembre un passante che andava a fare la spesa ha visto Anthony disteso per terra morto. Le notti sono gelide e se non stai al riparo sopraggiunge la ipotermia. Vorrei ringraziare la sensibilità di chi ha trovato Anthony e che è andato subito a parlare a Don Giuseppe, prete della Parrocchia San Giovanni Battista alla Bicocca per poter dargli una degna sepoltura. Ho partecipato martedì 20 dicembre alla funzione dove tanti lo hanno accompagnato con la preghiera e profonda commozione ricordandolo come un figlio che ritorna al padre. È stato sepolto a Bruzzano al campo 21 giardinetti 104. Quanti Anthony abbiamo, tutti i giorni su una panchina muore qualcuno. Quante storie ci sono, quante mamme aspettano. Al mattino presto alla stazione di Greco ci sono volontari che offrono del caffè, del the caldo, coperte. Nella nostra città non vengono dimenticati ma tanti non chiedono aiuto; solo vent’anni fa in pieno inverno molti che ho conosciuto dormivano negli scatoloni. Come la storia di Paola che incontravo spesso e mi diceva che non voleva dormire rinchiusa ma di notte le piaceva dormire sotto le stelle. Dopo un anno di vita, per una donna, vivere così allo sbaraglio è pericoloso e alla fine è stata ricoverata e oggi vive in una comunità. Ricordo di quel giovane straniero che era andato in depressione e aveva perso il lavoro. Durante il nostro incontro gli dissi: “perché non ritorni a casa da tua madre, al tuo paese?” lui mi rispose “come posso ritornare a casa così senza soldi, con la testa che oggi mi ritrovo…NO non tornerò più a casa.” Oggi lui è un senza tetto che allunga la mano e la giornata è gelida e la notte si avvicina… Cari lettori siamo nel nuovo anno, come sarà? Il 2022 è tristemente passato che il nuovo anno sia un anno dove il senso della vita abbia in ognuno di noi una ragione di vivere per il bene di tutti, per un mondo migliore.