Vendita San Siro, il Comitato SìMeazza: “E’ svendita di patrimonio pubblico, faremo ricorso”
Intervista a Claudio Trotta, patron di Barley Arts e vice presidente del comitato

Lo scorso 30 settembre il Consiglio Comunale di Milano ha deliberato la vendita dello stadio di San Siro e delle aree intorno all’impianto ai fondi americani proprietari di Inter e Milan. Salvo colpi di scena il vecchio Meazza verrà quindi abbattuto per il 91% (resterà solo una piccola parte della curva sud e una porzione della tribuna arancione). Da queste colonne abbiamo sempre espresso la nostra contrarietà alla demolizione di San Siro, intuendo da subito che si trattava di una vera e propria speculazione immobiliare e che il vero obiettivo dei due fondi americani non era tanto il nuovo stadio ma gli enormi introiti che verranno garantiti da tutto ciò che sarà costruito intorno. La pensa così anche il Comitato SìMeazza, fondato nel 2022 e presieduto da Luigi Corbani ex vice sindaco di Milano, che si è sempre espresso per la difesa di San Siro e il suo ammodernamento. Vicepresidente del comitato è Claudio Trotta, patron di Barley Arts, conosciuto dal grande pubblico come promotore di eventi live. In oltre 40 anni di carriera ha organizzato oltre 15 mila concerti. E molti di questi ovviamente a San Siro, tra gli altri quelli memorabili di Bruce Springsteen. Lo ringraziamo per aver scambiato due chiacchiere con noi per Zona Nove
Quali sono state le ragioni che vi hanno spinto a fondare il Comitato SìMeazza?
Ci siamo costituiti non contro qualcosa, ma per la salvaguardia e l’ammodernamento dello stadio Meazza, per recuperare a verde la distesa di cemento attorno allo stadio, per riqualificare l’ambiente urbano e per evitare ulteriore consumo del territorio e cementificazione.
Nel 2023 avevamo presentato sul nostro giornale il progetto di riqualificazione degli ingegneri Aceti e Magistretti. Anche voi siete sempre stati favorevoli al recupero del Meazza, proponendo uno stadio aperto tutto l’anno che coniughi sport e spettacoli dal vivo. Quali sono secondo lei i principali interventi che necessita San Siro?
Si tratta come dico dal 2019 di rinunciare al terzo anello a favore di una copertura portante e che possa aprirsi e chiudersi e che agevoli un utilizzo per tutto l’anno a 360 gradi valorizzando lo status sociale di uno stadio pubblico. Uno stadio della città e dei cittadini e di tutto il mondo dello stare insieme sportivo, culturale, religioso e spettacolare. Si tratta di rifare il campo di gioco con un sistema di tipo retrattile che permetta rapidamente il cambio d’uso da prato per il calcio, a superfici di varia natura utilizzabili per altri sport, concerti, opere, fiere, eventi spettacolari interdisciplinari, grandi rappresentazioni teatrali di massa e per qualsiasi genere di entertainment il futuro possa riservarci. Si tratta infine di rifare i servizi igienici e di ristoro e di accoglienza per il pubblico pagante, i tifosi, i fans della Musica. Questo genere di ristrutturazioni garantirebbero anche una migliore acustica attualmente largamente insufficiente e un minore impatto verso l’esterno.
Le società considerano San Siro una struttura fatiscente. Però ogni domenica entrano 70 mila spettatori e il Comune affitta ogni estate il Meazza per i concerti. Non è una contraddizione?
Certo che lo è e spesso allenatori, giocatori, giornalisti e personalità internazionali hanno denunciato e tuttora denunciano l’insensatezza di quanto sta accadendo. Aggiungo che personalmente non credo che nulla accadrà in ogni caso sino a dopo il 2032 anno in cui si svolgeranno i campionati europei di calcio in Italia e Turchia per i quali non riesco ad immaginare la rinuncia allo stadio più iconico del mondo che la Uefa ha segnalato necessitare modifiche ampiamente compatibili con una ristrutturazione adeguata e praticabile.
Altro luogo comune è che senza i canoni di Inter e Milan mantenere San Siro sarebbe economicamente insostenibile. Dati alla mano, relativi al bilancio dell’anno scorso, il 69% dei ricavi arrivano da voci extracalcistiche…
La ristrutturazione dello stadio e la futura gestione dello stesso sono ampiamente sostenibili con o senza una o tutte e due le squadre. Solo riferendoci al 2023, 2024 e 2025 le entrate relative ai solo affitti per concerti di soli due mesi giugno e luglio di questi tre anni hanno abbondantemente coperto quanto MiStadio avrebbe dovuto pagare di canone al Comune di Milano. Milano può trasformare la Scala del Calcio e del Rock (definita così da Jagger e Springsteen) nel primo stadio Italiano dedicato all’entertainment a 360 gradi per il pubblico pagante e per le tante discipline sportive e dello spettacolo. Le entrate già elevatissime di ristorazione, merchandising, eventi privati di varia natura, delle quotidiane visite al museo delle squadre e allo stadio potranno moltiplicarsi in maniera esponenziale con un utilizzo a 360 gradi. È fondamentale anche modificare radicalmente il concetto di viabilità e parcheggi in occasione degli eventi evitando privilegi per aziende e ricchi e arricchiti di qualsiasi genere per preservare i residenti e la loro salute. Salvo i portatori di handicap e i mezzi di lavoro connessi agli eventi in esse si deve andare allo stadio a piedi, con i mezzi pubblici e/o in bicicletta. Il Comune potrebbe valutare la gestione diretta che potrebbe essere remunerativa o l’assegnazione tramite un bando vero e serio della ristrutturazione e della gestione.
Dopo l’approvazione della vendita quali saranno i vostri prossimi passi?
Citando a piene mani quanto ha scritto Luigi Corbani
“Se qualcuno pensa di aver portato a casa il “sacco di San Siro” si sbaglia. Il modo autoritario con cui hanno condotto tutta questa vicenda, senza confronto, senza dibattito, senza la discussione di emendamenti è la degna conclusione di una gestione privatistica di un patrimonio pubblico e dei ricatti imposti a Sala e compagnia dai fondi americani che volevano stringere entro il 30 settembre per paura del vincolo dei settanta anni. Ma il vincolo è già scattato, l’11 settembre, per cui la demolizione del Meazza è una grave violazione della legge e dell’assetto urbanistico di una area destinata alla grande funzione urbana esistente, lo stadio Giuseppe Meazza in San Siro. In tutti questi anni, Sala, Tancredi, Malangone e Collarini – quattro indagati per le vicende urbanistiche – si sono sdraiati davanti alle richieste dei due fondi speculativi, mettendo anche a disposizione gli uffici per predisporre gli atti delle due società e determinare i calendari della istituzione comunale, Sei anni di menzogne, di ricatti, di giravolte (dalla concessione alla vendita), tredici riunioni tra il direttore generale e i fondi, e il Consiglio Comunale ridotto, in sette giorni, a prendere a scatola chiusa un proposta indecente , vergognosa. In una cosa sola hanno detto la verità; la delibera non era emendabile e con un colpo di mano l’hanno fatto. Hanno prodotto una delibera “monstre”, in cui c’è di tutto: svendita a prezzo di fallimento con comode rateizzazioni e per di più con sconti, condizioni capestro per il venditore, convenzioni urbanistiche fuori norma, concessioni edilizie abusive, e dei compratori di cui non si conosce la identità, la catena di comando e i suoi beneficiati ultimi, con violazioni delle norme antiriciclaggio. Non si sa neanche chi sia la “Parte acquirente”. Non contenti, accettano uno scudo penale a favore dei due fondi speculativi. Una svendita del patrimonio pubblico condotta in violazione delle norme istituzionali, amministrative, economiche, contabili e penali: impugneremo in tutte le sedi questo obbrobrio. Il nostro impegno dopo questa nottata sarà ancora maggiore, perché non sia una epoca terribile in cui dei mentecatti governano dei ciechi.”
