La Shoah nazista ricordata 76 anni dopo nella figura eroica di Irena Sendler

In memoria di 6 milioni di ebrei, 20 milioni di russi, 10 milioni di cristiani e 1900 preti cattolici che sono stati assassinati, massacrati, violentati, bruciati, morti di stenti e umiliati, scrivo per ricordare una donna che salvò 2500 bambini e mi riferisco a Irena Sendler, una persona eroica e semplice, nata il 15 febbraio 1910 a Varsavia da una famiglia cattolica e che oggi avrebbe compiuto 111 anni. I bambini da lei salvati non tutti erano nel Ghetto, molti erano negli orfanotrofi. Irena forniva loro una nuova identità con nomi cristiani e li affidava a famiglie e preti cattolici. Il suo sogno era quello di restituire, un giorno, i bimbi alle loro famiglie. Annotò così i loro veri nomi accanto a quelli falsi e seppellì gli elenchi dentro bottiglie e vasetti vuoti sotto un albero del suo giardino. La Gestapo la catturò, la torturò, le fratturò le gambe e le braccia, ma Irena non rivelò mai il suo segreto. La condannarono a morte, ma la Resistenza polacca, attraverso l’organizzazione clandestina cattolica Zegota, riuscì a salvarla, corrompendo alcuni soldati tedeschi che avrebbero dovuto condurla all’esecuzione. Il suo nome venne così registrato insieme a quello dei giustiziati e per i mesi rimanenti della guerra visse nell’anonimato, continuando a organizzare salvataggi di bambini ebrei. Nel 1965 Irena venne riconosciuta dallo Yad Vashem di Gerusalemme come una dei Giusti tra le Nazioni. Nel 2007 fu proclamata eroe nazionale del Senato polacco e per ricevere l’omaggio ha mandato questa dichiarazione tramite Elzbieta Ficowska, salvata da bambina: “Ogni bambino salvato con il mio aiuto è la giustificazione della mia esistenza su questa terra e non un titolo di gloria”. Ha detto: “Avrei potuto fare di più. Questo rimpianto non mi lascia mai!”. La memoria di Irena è un bene pubblico prezioso da portare con noi nel futuro. Il male che è stato fatto all’umanità bisogna riconoscerlo e non dimenticarlo mai! Purtroppo ancora oggi c’è chi nega l’olocausto e chi continua a perseguitare il popolo ebreo. Primo Levi ha scritto: “Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga”.