Ci ha lasciati il signor Mario, benvoluto da tutti. Meno che dal virus

Mario era benvoluto e conosciuto da tutti”, ci racconta la signora Mara Rossi, moglie di Mario Favara. “E quando andavamo a passeggiare per il quartiere, ad ogni passo era un saluto, una parola gentile, da quanti lo conoscevano”. Fin da ragazzo, infatti, era cresciuto nel quartiere di Pratocentenaro, e nel 1968 lavorava come parrucchiere in un negozio di Via Pianell, a fianco della scuola elementare. È in quel periodo che l’ha conosciuto la signora Mara, con la quale è poi convolato a nozze, e ha proseguito il suo lavoro in un negozio più ampio, in Via Val Maira, di fronte alla Chiesa, fino al 2007, anno del suo pensionamento. Il “Sciur” Mario aveva mille passioni: oltre al suo lavoro, amava le biciclette, che smontava e rimontava, e ci faceva lunghi giri; oppure i bonsai e le orchidee, per le quali organizzava gite con gli amici alla ricerca di quelle più originali e selvatiche. Aveva anche l’hobby della fotografia e del tiro al piattello, e anche queste sue passioni lo hanno sempre reso una persona amata, mai arrabbiata, buona e onesta, sempre con un sorriso per tutti, con i quali si fermava a parlare volentieri. Nel 2015, Mario ha cominciato ad ammalarsi di Alzheimer, e gli ultimi 2 anni e mezzo è stato ricoverato in RSA, ad Affori. “L’ho visto per l’ultima volta il 21 febbraio scorso”, ci dice Mara. “E ci riconosceva tutti, senza problemi. Poi questo tremendo virus gli ha dato il colpo di grazia, e il 21 marzo ci ha lasciato. Io non l’ho più potuto vedere. È andata mia figlia Alessia, e lo ha potuto vedere solo da lontano. Il 17 giugno scorso Don Gianni, della vicina Parrocchia, ci ha fatto il favore di creare un momento di conforto per la benedizione delle ceneri”. All’incontro hanno partecipato diversi amici, e a Mara rimangono i bei ricordi con il suo Mario…